Sab. Mar 2nd, 2024
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I meteorologi l’hanno definita “una tempesta perfetta!

Per tutto l’inverno fino all’inizio della primavera 2023, una siccità gravissima, anomala ed allarmante ha interessato tutta l’Europa. Abbiamo visto quotidiani servizi in TV su fiumi e laghi in secca, difficoltà di navigazione per il grande Reno, le Alpi senza neve che non preoccupavano solo per la stagione sciistica che saltava ma soprattutto per l’allarme estivo che ne derivava. E gli scienziati che, sempre più allarmati, continuavano a richiamare i governi alla responsabilità di attuare politiche necessarie per contrastare il cambiamento climatico in atto e per i ritardi con cui lo si  affronta.

Ma, come stiamo imparando da un po’ di tempo a questa parte, basta un battito di ciglio e tutto cambia…

Non è una tempesta: è la terra che si ribella.

La terra si ribella e, questa volta, non resiste all’arrivo improvviso del ciclone africano (una tempesta perfetta ndr) che ha portato sull’Europa tutte le piogge di cui se ne lamentava la mancanza. Smottamenti, frane, strade interrotte, case spazzate via, migliaia di carcasse di animali galleggianti per giorni nel fango e nell’acqua dei fiumi esondati che nei paesi più colpiti, è arrivata ai primi piani delle case.

 E soprattutto 15 morti e più di 20 mila sfollati nella sola regione dell’Emilia Romagna. Tutto perso: vite, case, animali e intere industrie agricole di cui la regione è ricca.

E non è ancora finita. Dopo frane ed esondazioni ecco il pericolo malattie ed epidemie a causa dei rischi batteriologici per le acque stagnanti che derivano “da sistemi fognari o da sostanze chimiche e da rifiuti agricoli o industriali con possibili impatti sulla salute”. 

E a galleggiare sull’acqua putrida c’è sempre qualche esempio di ciò che è l’animo umano: nobile o più marcio dell’acqua stagnante.

Il presidente della regione Emilia Romagna ha ricevuto una busta con 135 euro e un biglietto “sono un pensionato e questo è tutto ciò che ho, ma ve lo dono con il cuore”.

E poi c’è l’opposto: uno studente che, nei fine settimana faceva il rider per una pizzeria, licenziato in tronco per aver chiesto due giorni di ferie, per andare ad aiutare gli sfollati dell’alluvione. “Ho sentito il dovere di fare la mia parte” ha detto semplicemente il ragazzo. “Non farti più vedere” è stata la risposta del suo datore di lavoro che dal fango, invece, non ha voluto distinguersi… 

Marco, il ragazzo licenziato per voler aiutare gli alluvionati…

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