Ucraina

UCRAINA, UN ANNO DOPO

Il 24 febbraio, in molti paesi del mondo, migliaia di persone hanno sfilato per mostrare la loro solidarietà con il popolo ucraino nel primo anniversario dell’invasione russa. 

A nord est dei nostri confini europei, si consuma giorno dopo giorno, una guerra tra Russia e Ucraina che sta tenendo con il fiato sospeso il mondo intero.

E’ passato un anno da quel 24 febbraio 2022 quando i carri armati russi invadevano l’Ucraina, portando orrore, morte, distruzione e facendo precipitare anche noi, cittadini europei, liberi e rispettosi dei territori altrui, indietro di quasi cento anni. 

Da un’“annessione lampo” come l’aveva prevista Putin a “un anno di dolore, di lacrime, di fede, e di unità” come lo ha descritto il presidente ucraino Volodymir Zelensky.

E l’Europa ha riscoperto da una parte la solidarietà – umana, economica e militare – per un popolo a noi particolarmente vicino e conosciuto non solo attraverso le migliaia di colf e badanti a cui abbiamo affidato i nostri figli e i nostri genitori. Dall’altra la preoccupazione esistenziale di una “guerra nucleare” che non credevamo mai possibile e che speriamo ancora non lo sia mai.

Nell’incertezza delle sorti del conflitto, le televisioni ci rimandano quotidianamente notizie e immagini di intere città ucraine devastate, attacchi alle infrastrutture vitali come ospedali e centrali elettriche, fosse comuni con i corpi di civili torturati e uccisi, di stupri su donne e bambini, usati come arma di guerra. Oltre a milioni di rifugiati, tanti dei quali accolti nei nostri Paesi ma soprattutto dalla confinante Polonia.

Storie di distruzione ma anche di tanto coraggio.

Migliaia di donne si sono unite volontariamente alle forze armate, non solo in ruoli di non combattenti come medici o infermiere, ma esponendosi come e più dei loro colleghi uomini, in prima fila.

Ad un anno dall’invasione, il numero delle soldatesse al fronte è più che raddoppiato. In uno degli ultimi scambi di prigionieri tra Ucraina e Russia 108 erano donne.

Con i volti stravolti, alcune di esse hanno dichiarato: “le soldatesse devono evitare la prigionia con ogni mezzo, meglio morire che essere catturate dai russi”.

Il loro contributo ha fatto crescere a dismisura il consenso nei loro confronti, in tutto il paese e oltreconfine.

Ma una piaga ancora più grande, come accade nei conflitti, è quella che riguarda i bambini. L’Unicef ha tracciato un bilancio drammatico: circa 450 uccisi, un migliaio feriti e quasi 4 milioni hanno bisogno di assistenza umanitaria.

E ancor più devastante è il fenomeno delle migliaia di bambini rapiti e deportati in Russia: una tragedia che merita tutta la nostra attenzione e di cui vi parleremo prossimamente.

Fonte photo: ISPI