Mer. Feb 21st, 2024
2001 Odissea nello Spazio2001 Odissea nello Spazio di Arthur C. Clarke e S. Kubrick

I film di fantascienza che hanno fatto la storia “1”: 2001 Odissea nello Spazio.

Da questo articolo inauguro una breve carrellata sui film che hanno fatto la storia del cinema fantastico e quale titolo migliore di 2001 Odissea nello Spazio?

L’aspetto su cui mi soffermerò principalmente non sarà la trama, la bravura degli interpreti o la ricchezza degli effetti speciali, tutte cose degne di nota e che proprio perchè ottime rendono il film un capolavoro di essere visto e rivisto.

Quello su cui focalizzerò l’attenzione sarà piuttosto il “significato” del film, il messaggio che gli sceneggiatori e il regista hanno inteso veicolare.

Prima però una premessa è d’obbligo. È una premessa che scaturisce da un confronto avuto tempo fa con una mia carissima amica. È lei che, diciamo così, mi ha aperto gli occhi e voglio condividere con voi le conclusioni di questo scambio di idee.

Quale è la differenza sostanziale tra un romanzo in forma scritta e un film?

I libri

Chi scrive basa principalmente la veicolazione del suo messaggio sulle capacità intellettive del lettore e usa parola e metafore affinché queste vengano elaborate dal cervello ed evochino reazioni ed emozioni.

La stessa “lentezza” nella lettura, la possibilità di interrompersi per pensare al significato di ciò che stiamo leggendo, favoriscono questo processo.

Il testo induce una reazione che viene confrontata con quella già posseduta nella memoria e potrà alterarne o ampliarne il significato, ma anche stravolgerlo o sostituirlo del tutto.

Il cinema funziona esattamente al contrario.

I Film

Le immagini registrate dal nostro cervello si legano alle emozioni primarie che suscitano nell’immediato e forse, solo alla fine, permetteranno di tradurre il pensiero in parole e significati più profondi. Il forse è d’obbligo visto la differente sensibilità di ciascuno di noi. Ma più sono efficaci le immagini (tradotto: più è bravo il regista) e maggiore è la platea che si raggiunge.

Del resto la fluidità di immagini che si susseguono durante una proiezione non deve essere necessariamente legata a una immediata comprensione. Ciò che giunge immediato di solito è solo la parvenza del significato, dato che si tratta solo di una sensazione ancora da configurare.

È quando cerchiamo di attribuire valori logici e letterari a queste emozioni che si scopre il vaso di Pandora. È In quel momento che esclamiamo: “Ecco cosa voleva dire!”

2001 Odissea nello Spazio

E veniamo al primo film di cui forse ci è sfuggito il messaggio che ci voleva trasmettere: 2001 Odissea nello Spazio.

Il capolavoro di Stanley Kubrick nasce dalla collaborazione a quattro mani con un altro mostro sacro: Arthur C. (Charles) Clarke, matematico e fisico che per primo ipotizzò l’orbita geostazionaria per i satelliti di telecomunicazione (ancora oggi chiamata orbita di Clarke in suo onore).

Come scrittore Clarke fu molto prolifico. Ricordo qui Il ciclo di Rama, il ciclo di Odissea nel Tempo e lo stesso ciclo di Odissea nello Spazio con i titoli 2010: Odissea 2; 2061: Odissea 3; 3001: Odissea finale.

Tra i suoi innumerevoli racconti, citerò solo ‘La Sentinella’ e ‘I nove miliardi di nomi di Dio’, per me capolavori assoluti.

2001 Odissea nello Spazio è il primo esempio di romanzo e sceneggiatura nate contemporaneamente e forse proprio per questo, Kubrick ha potuto realizzare un prodotto che potesse corrispondere alla teoria esposta sopra: attribuire valori logici e letterari alle emozioni suscitate al momento dalle immagini.

Il film è di facile approccio, le scene chiare e la colonna sonora di sicuro impatto emotivo. Ciò che fa riflette a posteriori sono le implicazioni mistiche e i misteri che lascia irrisolti, come la nascita dello Star-Child.

Conclusioni

Proviamo a dipanare la matassa. Abbiamo due punti fermi che si ripetono nella pellicola: l’uomo sul ciglio dell’estinzione e il Monolite. Dapprima sono gli uomini-scimmia ad essere in pericolo: hanno cibo ma stanno morendo di fame, il Monolite (Dio. La coscienza. La tavola della legge. Il primo mattone dell’universo. Il mezzo evolutivo. La guida… decidete voi come chiamarlo) insegna loro a unire gli sforzi e a collaborare.

Il Monolite è sempre presente nel momento della trasformazione… della nuova nascita.

Così 50.000 anni dopo l’uomo è di nuovo sull’orlo dell’estinzione. Stavolta non è questione di cibo, ma di tecnologia. Nuovamente la soluzione viene dal Monolite che lancia il suo segnale e li spinge a raggiungerne la fonte (nell’orbita di Giove nel film, in quella di Saturno nel romanzo).

Nota Bene: La presenza sull’astronave Discovery dell’Intelligenza Artificiale Hal9000 è una vera e propria profezia e ricorda da vicino, e fin troppo, i rischi e i moniti che oggi si levano da più parti nell’uso quotidiano sempre più dilagante delle I.A.

E Kubrick ripete per l’ennesima volta il concetto, pur lui evidentemente fondamentale:

se l’uomo vuole salvarsi deve riNascere come essere nuovo, diverso: raccogliere ancora una volta il meglio della sua civiltà e imparare a collaborare. La nascita del bambino stellare rappresenta la fusione tra semplicità e conoscenza, che si apre a nuove possibilità.

Ma imprescindibile dalla presenza del Monolite, che istruisce ancora una volta, sortita di deus ex machina di cui però Kubrick non rivela altro.

Del resto a chi gli chiese di spiegare il finale, Kubrick rispose: “Io ho fatto la mia parte girando il film, il resto spetta a voi”.

Lunga vita e prosperità

Un ringraziamento speciale alla mia Amica A.M. per avermi illuminato. Al prossimo film.

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