Mar. Mar 5th, 2024
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La resilienza è l’alimento dell’imprenditore di successo.

E tu sei un resiliente?
Resiliente infatti non si nasce, si diventa! La resilienza non si incontra nel DNA di una persona: la perseveranza, è invece figlia della resilienza, si alimenta della nostra determinazione giorno dopo giorno. E’ invece sorella della resilienza la persilienza mentre sua acerrima nemica è la desilienza.


Nel mio ultimo articolo parlavo della parola desilienza: coniandola come nuovo termine riferito alla situazione attuale generata purtroppo dalla pandemia del COVID-19, collegabile alla mancanza di voglia di riscattarsi. Di recuperare il tempo perduto. Di rimettersi in gioco.


Chi è desiliente preferisce rinunciare piuttosto che lottare, si adagia, si adatta alle circostanze (vedi principio della rana bollita di Chomsky.

I resilienti si rialzano dopo una caduta e non mollano, anzi lottano più di prima e apprendono dagli errori commessi. Se all’essere resiliente si aggiunge poi la parola ‘ininterrottamente’, allora è pure perseverante e quindi persiliente.
Prima regola per avere successo o comunque riprendersi da una crisi è resistere e quindi persistere, non rassegnarsi nè mollare.
La parola perseverare non sempre ha un significato negativo (errare humanum est, perseverare diabolicum): il persiliente ad esempio è colui che non abbandona mai il suo progetto, la sua ambizione, il suo obiettivo, la sua meta.

Il confine tra essere resiliente e perseverante è infatti molto sottile: https://it.wikipedia.org/wiki/Resilienza_(psicologia).


Credere, porsi un obiettivo e portarlo a termine nonostante tutto e contro tutto e tutti fa la differenza. E’ infatti un’attitudine: la perseveranza, è quel modo di fare, ininterrotto che si attua senza perdere di vista l’obiettivo bypassando gli ostacoli.


Le storie di alcuni imprenditori di successo che hanno costruito il loro impero dal nulla possono insegnarci quanto l’impegno, il talento, la dedizione e quindi la perseveranza possano aiutare a raggiungere determinati obiettivi nella vita.

Il resiliente ha bisogno di fondi finanziari?

Spesso avere tanti soldi da investire nella propria idea di business, provenire da famiglie privilegiate o da università di prestigio non è sufficiente per avere esito: Jan Kowm (ideatore della app WhatsApp https://www.reasonwhy.es/actualidad/sociedad-y-consumo/historia-jan-koum-fundadores-whatsapp); Renzo Rosso (fondatore di Diesel https://g.co/kgs/MqGqBC); Ralph Lauren (stilista https://g.co/kgs/CTSzvS); Ingvar Kamprad (fondatore di Ikea https://g.co/kgs/ZaJuLK); Leonardo Del Vecchio (fondatore di Luxottica https://g.co/kgs/66JjUC) possono essere la nostra fonte di ispirazione.
La perseveranza, quindi, si coltiva proprio come un seme: si può annaffiare!

Essere perseveranti è infatti una scelta, non ci si sveglia un giorno con la perseveranza nel sangue (come accade con il colesterolo). La perseveranza si alimenta di studio, di pratica, di metodo, di scelte e soprattutto di coraggio.
E’ l’alimento dell’imprenditore di successo.

Ciò che fa la differenza tra chi inizia un progetto e lo lascia in sospeso e chi invece di fronte al primo ostacolo non inizia un nuovo progetto differente ma decide di migliorarsi, di apprendere dagli errori commessi e superarli, raggirarli e perfezionarsi. Quello sarà un vero imprenditore di successo: uno che sa che la prima idea che ha avuto, il suo primo progetto, non era perfetto e pertanto ha la flessibilità di poterlo cambiare 10, 100 o 1000 volte, perfezionarlo e portarlo a termine ma soprattutto avere l’umiltà di ammettere di aver sbagliato e sapere che nessuno è perfetto!

2 pensiero su “Resiliente non si nasce, si diventa!”

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