Ven. Mar 1st, 2024
migranti

Continuano gli sbarchi di migranti sulle coste italiane.  E’ crisi umanitaria.

Il centro di accoglienza di Lampedusa è al collasso.

Proseguono senza sosta gli sbarchi di migranti e rifugiati sulle coste italiane: il doppio rispetto al 2022. Quasi 4000 mila persone sono stipate nel centro di prima accoglienza di Lampedusa, previsto per ospitarne solo 400.  L’isola è ormai al collasso e la soluzione per l’attuale governo italiano, che aveva fatto campagna elettorale con la promessa di interdire gli sbarchi sulle coste italiane, prevede “un nuovo decreto sicurezza”.

Politiche emergenziali e non di accoglienza, quindi, a scapito di tutti: migranti e popolazione ospitante. Ostilità dei governi e indifferenza dell’Europa che fatica a condividere responsabilità e integrazione.

Arrivano, quando arrivano, dalla Nigeria, dal Sudan, dalla Libia e da altre regioni dell’Africa, ma anche dalla Siria, dall’Afghanistan, dall’Iran.

Fuggono dalla povertà e dalle guerre che da anni dilaniano i loro paesi come in Sudan e in Nigeria, dal terrorismo come in Mali, dalle repressioni come in Afghanistan e in Iran.

Il più grande cimitero d’Europa…

Nelle ultime 24 ore 1900 migranti sono arrivati sui loro barconi attraversando un mare che continua ad essere luogo di speranza e di tragedie, restituendoci storie e corpi che rimangono sconosciuti ai più.

Con una triste intuizione, il Mediterraneo è stato definito “una colossale fossa comune dove trovano sepoltura gli ultimi della terra, che annegano nel tentativo disperato di sfuggire ad una sorte già scritta”. Il Papa lo ha definito “il più grande cimitero d’Europa”.

Dovremmo riflettere sul perché esseri umani, definiti spregevolmente da alcuni solo “carichi residuali”, affrontino il deserto, le carceri libiche, il mare profondo e nero – che ne inghiotte tanti e continuamente – montagne innevate, lasciandosi dietro i corpi di chi non ce l’ha fatta, come è successo ai siriani in fuga, sui monti che separano la Grecia dalla Turchia.

Perchè migrano?

“Lo fanno perché vivono in situazioni umanitarie, politiche, economiche e climatiche disastrose; perché nascono in paesi in cui i diritti umani sono solo una leggenda”.

Fumo negli occhi sembrano rivelarsi le inchieste ufficiali sul favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e sulle responsabilità di questo o quel Paese che omette volontariamente il soccorso marittimo. Indagini lunghe e farraginose che vengono effettuate dopo grandi stragi, come quella avvenuta davanti la Grecia, lo scorso 14 giugno.

La guardia costiera…

Il naufragio di un barcone fatiscente, alla deriva da ore, ha causato la morte di oltre 600 rifugiati pakistani, siriani, egiziani e palestinesi, davanti gli occhi della guardia costiera greca che non ha volutamente prestato soccorso a chi stava affogando. Tra questi un centinaio di bambini.

I bambini migranti…

E a proposito di morti innocenti: sono almeno 290 i bambini morti o scomparsi nel Mediterraneo solo nel 2023. Cercavano sicurezza, stabilità, pace, istruzione, un pasto quotidiano. “Non vedo l’ora di essere adottato qui in Italia” ha dichiarato un bambino di 12 anni, arrivato solo, uno dei tanti minori non accompagnati che approdano ormai da anni nel nostro paese.

Ai bambini che hanno perso il loro futuro nel nostro mare nostrum, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ha dedicato il suo pensiero: “Nello studio dell’appartamento dove vivo, a Palazzo Chigi, ho appeso un disegno che raffigura un ragazzino, di quattordici anni, annegato con centinaia di altre persone nel Mediterraneo. Recuperato il suo corpo si è visto che, nella fodera della giacca, era cucita la sua pagella, come fosse il suo passaporto, a dimostrazione che voleva venire in Europa per studiare. Questo disegno mi rammenta che dietro i numeri che elenchiamo ci sono innumerevoli singole persone con le loro storie, progetti, il loro futuro che, tante volte, è cancellato. Occorre un impegno concreto e costante dei governi e dell’Europa per stroncare questo orrendo traffico di essere umani”.

Sogni di libertà

E non vuole proprio uscire dalla nostra testa, quella frase che Giuseppe Catozzella, nel suo bellissimo romanzo “Non dirmi che hai paura”, fa dire a Samia: “E tu dov’eri quando sono morta?”

Samia Yusuf Omar, ragazza somala che avevamo seguito durante le olimpiadi di Pechino, proprio per la sua storia che ispirava tenerezza. Magra, scura, senza abbigliamenti tecnici come tutte le altre, solo un paio di leggings, una maglietta lunga fin quasi le ginocchia, una fascia di spugna in fronte. Era arrivata ultima Samia, nei 200 metri femminili. Tutto il mondo si era commosso davanti al suo coraggio e alla sua tenacia di imporsi alle leggi della Somalia che impediscono alle donne di allenarsi e gareggiare. Samia è morta affogata nel Mediterraneo nel tentativo di arrivare in Italia, il 12 aprile 2012. Non sapeva nuotare quella ragazzina ma era una guerriera e si è buttata in acqua tentando di afferrare la fune che un soccorritore le aveva lanciato. Non ci è riuscita. E’ morta senza realizzare il suo sogno italiano, di libertà, sicurezza e pace.

Sono passati oltre dieci anni da allora, sentiamo parlare di decreti sicurezza, di storie di amicizia tra i popoli, di muri da abbattere, di accordi tra Stati, di fatto continuiamo solo a contare e raccogliere….

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