Lun. Mar 4th, 2024

Il termine tricotillomania si deve al medico francese François Henri Hallopeau e deriva dal greco thrìx (capello), tìllō (strappare) e manìa (mania).

L’immagine è stata presa dal sito https://www.latuamaestra.it/bambini-speciali/tricotillomania-b69.asp

Tricotillomania – Un caso complesso risolto felicemente. La durata della terapia dipende sempre dalla collaborazione del paziente e dall’intesa e fiducia che questi nutre nei confronti del proprio medico. Alla signora G.T. è stato necessario quasi un anno per venire fuori da questo stato di disagio psicologico. Accompagnata dal marito nel mese di giugno del 2022, lamentava questo disturbo e una conseguente forte vergogna di farsi vedere. Il problema riguardava la vacanza al mare. La signora non voleva andare nello stato nel quale si trovava ed il marito insisteva in modo da non essere d’aiuto per la moglie. Inoltre, la paziente non credeva nel buon risultato di una terapia continua con un psicoterapeuta. Fu ardua lotta, ma alla fine di aprile 2023 ho avuto il piacere di vederla totalmente guarita. Quest’anno potranno andare in vacanza al Gargano (zona d’origine del marito).

Descrizione della patologia

La tricotillomania fa parte dei disturbi ossessivi/compulsivi come catalogato nel DSM-5 ed è caratterizzato dal comportamento compulsivo di strapparsi i capelli o i peli dal corpo (anche delle ciglia e/o sopracciglia) a fini non cosmetici, che comporta, nel tempo, una significativa perdita degli stessi a causa dello strappo del bulbo pilifero. Questo disturbo può aumentare i livelli di stress della persona e minare le sue relazioni interpersonali.

Il nome deriva dai termini thrix (capello), tillo (tirare) e mania (impulso nervoso) e fu coniato da Hallopeau alla fine del XIX secolo (VanScoy, 2001).

La tricotillomania colpisce principalmente i bambini e gli adolescenti. Lo spettro diagnostico di questa patologia è molto simile a quello del DOC (disturbo ossessivo-compulsivo): infatti, la ripetività e la ritualità del comportamento tricotillomanico li avvicinano molto al DOC.

Spesso gli episodi compulsivi sono preceduti da un alto livello di tensione interna.

Il comportamento compulsivo è messo in atto in solitudine, dove gli altri non possono vedere e giudicare. Nella maggior parte dei casi è un comportamento non consapevole, messo in atto automaticamente.

I fattori di rischio per la tricotillomania sono:

  • basi genetiche: la familiarità di questo comportamento è un fattore di rischio;
  • ansia e stress prolungati possono sviluppare la tricotillomania;
  • eventi stressanti acuti([1]);
  • comorbidità psichiatriche([2]):cioè la comorbidità con altri disturbi come il disturbo dell’umore, il DOC o la bulimia([3]).

Tra le conseguenze di questo comportamento, sottolineiamo, in particolare, l’alopecia, oppure delle dermatiti al cuoio capelluto o nelle zone in cui avviene lo strappo. Inoltre anche danni relativi alla sfera psico-sociale, dato che la persona spesso si vergogna del proprio aspetto e, quindi, tende a ridurre i contatti esterni.

Il senso di vergogna e la riduzione dei contatti sociali possono aumentare il disagio psicologico creando un circolo vizioso di evitamenti ed aumentando il comportamento tricotillomico.

La cura con la psicoterapia

Su queste persone si nota che la psicoterapia è molto utile, infatti esistono alcuni tipi di terapia per affrontare il disturbo della tricotillomania. In primo luogo, attraverso lo sprone ad usare un metodo alternativo, formando così un’inversione dell’abitudine. Anziché tirarsi i capelli, ad esempio, si agisce affinché il soggetto trasformi l’impulso nell’azione di stringere i pugni o a reindirizzare le mani dai capelli alle orecchie.

Poi, si può ricorrere alla terapia cognitiva che può aiutare ad identificare ed a esaminare le credenze distorte che si possono avere in relazione al tirare i capelli. Infine, un’altra terapia ha come scopo l’accettazione del problema e l’impegno ad agire sui capelli, ma senza tirarli via.

Circa il 3,5% della popolazione femminile è affetta da tale patologia.

Qualora il lettore ritenesse utile un colloquio o effettuare una comunicazione, potrà contattarmi attraverso la redazione o per via telefonica (+39 – 393 183 8610) o tramite posta elettronica: (francescaromanad@icloud.com).


[1] Una reazione di stress acuto si verifica quando alcuni sintomi, tra cui l’ansia, si manifestano e sviluppano rapidamente come reazione ad eventi eccezionalmente stressanti.

[2] In ambito psichiatrico, la comorbidità non indica obbligatoriamente due malattie distinte, ma anche la possibilità di più diagnosi nello stesso paziente (es. depressione maggiore, fobia sociale e disturbo d’ansia). La comorbidità implica la sovrapposizione e l’influenza reciproca degli stati morbosi in questione.

[3] La bulimia nervosa è un grave disturbo dell’alimentazione caratterizzato dall’ingestione di sovrabbondanti quantità di cibo in un discreto lasso di tempo con perdita del controllo (abbuffate) seguita da tentativi di evitare l’aumento di peso eliminando ciò che è stato ingerito (condotte di compensazione) e dall’eccessiva preoccupazione per il peso e le forme del corpo.

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