Ven. Mar 1st, 2024

La spada nella roccia è una delle leggende più antiche e affascinanti del medioevo anglosassone. La tradizione vuole che Artù, un giovane senza arte ne parte, figlio adottivo di Sir Ector, riuscisse nell’arduo compito di sfilare Excalibur dalla roccia dove l’aveva conficcata il morente Re Uther Pendragon.

Ma è davvero una leggenda o Excalibur è veramente esistita? e se ci fosse ancora ai giorni nostri una spada nella roccia?

Seguitemi e vediamo di far luce su questo mistero.

La “Materia Bretagna”

La spada fa la sua comparsa per la prima volta nella “Materia Bretagna” una raccolta di scritti che racchiudono cronache e miti celti, meglio conosciuta come “ciclo bretone” o “ciclo arturiano“.

Il primo di questi scritti che si può ricondurre al ciclo, è un riferimento ad Artù fatto da un chierico gallese, tale Goffredo di Monmouth, nella “Storia dei Re di Britannia” del 1135. Qui viene riferito che:

«Per farla breve, incoraggiati dalla benedizione del sant’uomo i Britanni non tardarono ad armarsi e ad attenersi alle sue disposizioni. Artù indossò una armatura degna del grande re che era e si pose sul capo un elmo d’oro che portava incisa l’effigie di un drago. […]

Si cinse anche l’ottima spada “Caliburn” (Excalibur appunto. NdA) che era stata forgiata nell’isola di Avalon, nella destra strinse la lancia che veniva chiamata Ron e che era lunga e larga, un perfetto strumento di morte.»

A questo primo accenno, il chierico fece seguire una serie di racconti romanzeschi sulla sua nascita, le sue conquiste belliche, gli amori e il tradimento finale.

Questi racconti furono tradotti anche in versi francesi e fu proprio un autore d’oltre manica, tale Robert de Boron, che preso spunto da questi, narrò nel racconto “Merlino” la storia di come Artù estraesse Excalibur dalla roccia:

Ma Artù, arrivato a casa, non poté prenderla perché la stanza in cui essa si trovava era stata chiusa. Di ritorno, passò davanti alla chiesa e prese la spada che era conficcata nella roccia; la nascose sotto un lembo della sua ve ste e si ripresentò da suo fratello, il quale gli chiese: «Dov’è la mia spada?». Non ho potuto prenderla e allora ve ne porto un’altra» rispose Artù. «E dove l’hai presa?». «Dalla roccia che si trova davanti alla chiesa».

Quindi, se andiamo ad analizzare bene il ciclo arturiano, vediamo che cronache, leggende e parti fantasiose dei suoi autori si mescolano senza soluzione di continuità.

Ma forse qualcuno aveva parlato a Robert de Boron dell’Abbazia cistercense di San Galgano a Chiusdino, in provincia di Siena.

Abbazia di San Galgano da Siena

L’abbazia, consacrata in onore di San Galgano da Siena, è del 1218. Oggi abbandonata, rimane una meta turistica per la particolarità che stiamo per scoprire.

San Galgano morì nel 1181 poco dopo essersi convertito ed essersi ritirato a vita eremitica. Dalle biografie si sa che ebbe una giovinezza disordinata, ma che, dal momento della coversione, si diede alla penitenza con la stessa intensità con cui prima si era dato alla dissolutezza.

Il momento culminante della conversione avvenne nel giorno di Natale del 1180 quando Galgano, giunto sul colle di Montesiepi, dove oggi sorge l’Abbazia, infisse nel terreno la sua spada, allo scopo di trasformare l’arma in una croce.

In effetti è proprio nella Rotonda che troviamo il masso dalle cui fessure spuntano un’elsa e un segmento di una spada corrosa dagli anni e dalla ruggine. Purtroppo, per incuria o per un restauro non adeguato, oggi l’elsa è separata dal resto della spada, che rimane saldamente conficcata nella roccia, protetta da una teca trasparente.

Di San Galgano sappiamo inoltre da alcune cronache dell’epoca, che ebbe contatti con un altro eremita: San Guglielmo di Malavalle. Era questi un altro cavaliere convertitosi e ritirato in eremitaggio. Ma non sarebbe l’unico anello di contatto tra i due.

Entrambi avrebbero a che fare con la materia arturiana essendo entrambi cavalieri dalle origine nord-europee e che quest’ultimo, in particolare, altri non fosse che Guglielmo X d’Aquitania, alla cui corte visse Chrétien de Troyes, l’autore del “Romanzo di Parsifal o il racconto del Graal“.

Qualunque sia la verità dietro questi personaggi, la spada conficcata nell’Abbazia di San Galgano conserva, a quasi otto secoli e mezzo di distanza, tutto il fascino del suo mistero.

Giampiero Sorce

Foto di Giampiero Sorce; in copertina fotogramma tratto dal film Disney “Re Artù”

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