Sab. Mar 2nd, 2024
plastica nel piatto

La plastica nel piatto: quando e come siamo diventati plasticofagi…

recensione del libro

Questo interessante libro di Silvio Greco, ci mostra il fenomeno della “plastificazione” sotto tanti punti di vista, soprattutto tocca tutti quegli aspetti drammatici diventati consuetudine che riguardano le conseguenze dell’uso della plastica nella nostra quotidianità.

Oltre ad essere uno scrittore sagace, ironico e ben informato, il dott. Greco ha coperto ruoli di importanza strategica per quel che riguarda la tutela dell’ambiente.

Già direttore della sede romana e calabrese dall’Ente Pubblico di Ricerca “Stazione Anton Dohrn” (Istituto Nazionale di Biologia Ecologia e Biotecnologie Marine); dirigente di ricerca all’ISPRA Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. Già ICRAM, Istituto Centrale per la Ricerca Scientifica e Tecnologica applicata al Mare. Capo dipartimento distaccato da Ispra al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. Consigliere scientifico del Sottosegretario di Stato per l’applicazione della direttiva Europea sulla Strategia Marina. Membro del consiglio di Amministrazione Istituto Nazionale Oceanografia e Geofisica di Trieste -OGS. I titoli non li ho elencati tutti ma, insomma, direi che è la persona adatta per fornirci notizie sulla reale condizione dei nostri mari.

                          CHI È IL PROFESSOR SILVIO GRECO

 Nella sua lunga carriera Silvio Greco si è occupato non solo della salute dei fondali marini ma soprattutto di ambiente a trecentosessanta gradi all’interno di differenti ambiti ecologici. Ha fatto parte di commissioni che hanno trattato temi come le emergenze rifiuti a livello nazionale, temi scottanti come le cosiddette “carrette del mare” ovvero le navi affondate a largo delle nostre coste contenenti rifiuti nucleari, tanti i temi riguardanti la reale salute del nostro mare e dei pesci che lo abitano.

La sua lunga carriera lo ha visto anche come distaccato presso il Commissario per il superamento della situazione di grave criticità ambientale nella gestione dei rifiuti urbani nel territorio della provincia di Roma, è stato Consigliere scientifico del Prefetto con la responsabilità della valutazione ambientale dei siti idonei al trattamento dei RSU e della pianificazione della raccolta differenziata.

Il suo curriculum non finisce qui, ma per ovvie ragioni di spazio devo interrompere la lunghissima sequenza di titoli e di mansioni a livello dirigenziale occupate dal nostro Professor Greco. Un vero esperto in questioni ambientali specializzato in situazioni che richiedono attente valutazioni scientifiche e rapidi interventi risolutivi, non a caso ho chiesto e fortunatamente ottenuto la sua disponibilità per seguirmi e supportarmi come moderatore per la mia tesi di laurea in Ecologia Integrale.

LA PLASTICA DANNOSA PER L’AMBIENTE MARINO

Biologo marino, docente universitario di Ecologia Marina e di Sostenibilità Ambientale, Silvio Greco si occupa anche di Scienze Gastronomiche all’Università di Pollenzo, presidente del Consiglio Scientifico di Slow Fish ci illustra come la plastica viene assunta e ingerita involontariamente e incoscientemente attraverso i cibi e le bevande che quotidianamente facciamo entrare sulle nostre tavole.

Il libro “La plastica nel piatto” raccoglie una serie di casi in cui la plastica è risultata non solo dannosa ma addirittura mortale per tantissimi animali marini. La storia è lunga, quasi un secolo è trascorso dai primi differenti ritrovamenti studiati, a partire dal 1931 in cui venne pubblicato il caso del primo squalo intrappolato in uno pneumatico, passando per i casi di plastiche ritrovate nello stomaco degli uccelli marini come, ad esempio, i settantaquattro pulli (ovvero pulcini) di albatros ritrovati nel 1966 alle Hawaii morti per aver mangiato plastica.

Il fenomeno abbraccia tutti i mari e tutte le latitudini dalle Hawaii alla Nuova Zelanda, dal Canada alle nostre spiagge, centinaia di migliaia i casi di animali sono ritrovati privi di vita a causa della plastica che assumono attraverso le acque dei mari. Migliaia, forse milioni ormai, sono gli uccelli ed i pesci morti per l’ingestione di detriti plastici, i primi vennero analizzati nella seconda metà del XX secolo, addirittura le prime balene spiaggiate e morte per aver mangiato plastica, risalgono alla metà degli anni Settanta. Gli anni passano ma le vittime non sembrano diminuire.

MOLTI GLI ANIMALI VITTIME DELLA NOSTRA DISATTENZIONE E DELLA CONSUETUDINE DI USARE OGGETTI USA E GETTA 

Sebbene il mondo scientifico americano abbia subito reso pubblico il problema della presenza nociva delle plastiche nel mare, molto tempo hanno perso prima di prendere provvedimenti opportuni per contrastare e risolvere questa drammatica questione. Le conseguenze dei nostri rifiuti galleggianti continuano a mietere vittime tra tartarughe e tra gli uccelli marini, foche, squali, balene. Senza contare i milioni di invertebrati che assumono plastiche e che a loro volta sono assunti come cibo da pesci e volatili. La catena è lunga, in quanto, purtroppo, anche la famiglia umana è coinvolta in questa assunzione di plastica per ingerimento. In questi cinquanta anni trascorsi da allora, la situazione della plastica nei fondali marini non accenna a diminuire, anzi come prevedibile, il grado di inquinamento da plastiche è aumentato a livello esponenziale.

LE DRAMMATICHE CONSEGUENZE DEL NON AGIRE CON CRITERIO E DEL BUTTARE LA PLASTICA OVUNQUE

Sulle nostre spiagge, ovunque si ritrovano uccelli, tartarughe e pesci morti per aver ingerito materiale plastico o per essere rimasti intrappolati nei fondali.

               SOSTANZE NOCIVE RINVENUTE NEI MARI

Il prof. Greco nelle sei campagne di ricerca effettuate in Antartide, ha arricchito il suo bagaglio esperienziale accrescendo le sue competenze in ambito di ricerca nei fondali marini, grazie a queste sei diverse esperienze, sommate alle ricerche fatte in tutti i mari del mondo da lui navigati, si è fatto un’idea di come i composti chimici che costituiscono le varie plastiche, sono soggetti a bioaccumulo e biomagnificazione, ovvero la possibilità di essere accumulati nei vari tessuti per contatto o per via alimentare, questo significa che a partire dalle concentrazioni di plastica nel fitoplancton si passa alle macro concentrazioni ritrovati in balene, squali, tartarughe, uccelli marini e pesci commestibili.

Tutte le sostanze nocive e contaminanti che si trovano nei mari, diventano biodisponibili agli animali marini, senza contare la presenza di un mondo microscopico, invisibile ai nostri occhi, chiamato“biofilm” ovvero la forma di vita dei microrganismi che trova il suo habitat adattandosi alle plastiche delle isole galleggianti e insediandosi insieme a diversi gruppi di microbi presenti nei fondali. 

MICROBI E BATTERI CHE COLONIZZANO LE ISOLE DI PLASTICA

Uno studio ha confermato le comunità microbiche che hanno la capacità di colonizzare le plastiche come il polietilene e il polistirene, se pensiamo che il Great Garbage Patch ha un’estensione pari a 10 milioni di chilometri, ovvero pari alla dimensione del Canada, ci rendiamo conto di quanta possibilità abbiamo di ingerire plastiche attraverso i pesci che mangiamo.

Il fenomeno delle Garbage Patch non è così tanto pubblicizzato come in verità dovrebbe, pochi conoscono le gravi conseguenze legate alla costituzione di questi immensi agglomerati di plastiche che stanno minacciando la salute dei nostri mari. Perché? Perché un fatto così importante passa quasi inosservato? Forse perché ognuno di noi ha la coscienza sporca? Perché, ad esempio, continua a consumare acqua da bottigliette di plastica da mezzo litro che con due sorsi sono finite e che costituiscono la maggior parte delle scorie abbandonate in giro per il mondo e che sfuggono ai meccanismi di riciclo e finiscono inesorabilmente nei nostri mari? Incredibile a pensarsi, ma la maggior parte dei rifiuti plastici finiti in mare proviene dai rifiuti abbandonati sulle spiagge, e parliamo di tonnellate.

PERCHE’?

I perché sono tantissimi, tantissimi sono gli oggetti usa e getta che ognuno di noi utilizza indiscriminatamente, così come sono tantissime sono le motivazioni per cui ancora non si riesce a creare una coscienza comune che impedisca alle persone di continuare a utilizzare senza criterio materiali plastici che diventano inesorabilmente scorie che ritroviamo accumulate in questi giganteschi agglomerati che formano delle vere e proprie isole. Lo sapevate che ce ne sono alcune anche nel Mediterraneo, che tra le altre cose, dalle ultime ricerche, risulta essere il mare più inquinato al mondo in quanto essendo un mare quasi “chiuso” non riesce a garantire un sufficiente riciclo di acqua?

Pensate che la Garbage Patch italiana si trova al largo dell’Isola d’Elba. In Europa non solo il nostro mare riporta gravi problemi di scarichi di rifiuti, ma anche altri mari posseggono il primato di avere una bella Garbage Patch, ve ne è una anche al nord della Norvegia, mentre nel Mar dei Sargassi anche l’Atlantico possiede una sua  isola di plastica.

TRACCE DI PLASTICA OVUNQUE…

Nel prossimo articolo riguardante la recensione più approfondita del libro “La plastica a tavola” tratteremo la questione di come sia possibile che tracce di nanoplastiche siano state rinvenute nella placenta, nel sangue e non solo nelle feci (cosa quasi ovvia e prevedibile visto che mangiamo pesce che a sua volta ha mangiato plastica nei fondali). Addirittura alcune tracce sono state rilevate nel latte materno! Insomma i rifiuti di plastica si rendono visibili per via di isole grandi come il Canada e sarebbe impossibile non notare, ma allo stesso tempo sono invisibili per via delle dimensioni infinitesimali che le molecole riescono a raggiungere, insomma il vero dramma è che le nanoplastiche ce le mangiamo e ce le beviamo anche!

 Quanta plastica ingeriamo, respiriamo e ci mangiamo? Abbiamo mai fatto caso a quanti materiali plastici indossiamo? Nel prossimo numero vi fornirò ulteriori dati relativi alle ricerche del Prof. Greco, nel frattempo se gradite scoprire altre interessanti notizie sull’argomento, leggetevi il suo libro: rimarrete stupiti di quanta plastica ingeriamo ogni giorno a nostra insaputa!

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