Mer. Feb 21st, 2024
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Il 17 maggio: la diversità è la nostra forza! è stata la giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia (bisessualità) e la  transfobia (transessualità).

Nonostante il progresso e le conquiste raggiunte dai movimenti della  società LGBTQ+ (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer), dalle associazioni civili e dai sindacati  per una società più inclusiva e giusta, ancora oggi,

in 64 paesi del mondo le relazioni omosessuali  sono considerate illegali e in cinque di essi, punite addirittura con la pena di morte. Discriminazioni nel lavoro e nella società, repressioni, violenze fisiche, morali ed economiche vengono inflitte alle  persone solo per il loro orientamento sessuale o identità di genere.

In Europa l’ascesa dei partiti  politici di destra sta portando a un irrigidimento, anche legislativo, verso le persone LGBTQ+.

Un caso eclatante è quello ungherese. All’inizio del mese scorso, in Ungheria, Stato membro dell’Unione  europea, è stata approvata una legge che consente alle persone di riferire in completo anonimato – quindi di “denunciare” – coloro che contestano il “ruolo del matrimonio e della famiglia, come è  riconosciuto dalla Costituzione”.

In altri termini la norma rende legale la segnalazione anonima al governo di coppie dello stesso sesso. La legge contravviene all’impegno dell’UE di rispettare i diritti  umani dei suoi cittadini e viola i valori fondamentali dell’Unione stessa: dignità, libertà,  uguaglianza, solidarietà, cittadinanza e giustizia.

La Commissione europea insieme ad altri 15 Stati  (assente l’Italia, purtroppo) ha denunciato l’Ungheria alla Corte di giustizia per discriminazioni  contro le persone a causa di identità di genere e orientamento sessuale: “I valori comuni dell’UE  sono il DNA della nostra società libera e aperta. La diversità è la nostra forza” come ha dichiarato  il ministro tedesco al momento dell’adesione alla causa comune. E nel frattempo l’UE ha sospeso  l’erogazione dei Fondi europei all’Ungheria.  

La diversità è la nostra forza?

Il principio di libertà e giustizia, quando si parla di orientamento sessuale, matrimonio e famiglia,  viene messo in discussione in molti parti d’Europa, soprattutto dal blocco dei paesi dell’est e, negli  ultimi mesi, l’Italia è finita in fondo alla classifica europea per rispetto dei diritti LGBTQ. Siamo al  34^ posto su 49 paesi (Europa geografica)! Ha fatto il giro del mondo, la notizia del confronto tra il premier canadese Trudeau – noto paladino dei diritti LGBTQ “preoccupato per alcune posizioni che  l’Italia sta assumendo in merito ai diritti della comunità Lgbtq” – e la nostra premier Giorgia Meloni “sì alle famiglie naturali, no alle Lobby LGBT” -, nell’ambito dell’incontro del G7 del 19 maggio.  

Che enorme contraddizione appare quella di essere uno dei paesi del G7, quindi tra i più importanti  al mondo dal punto di vista economico, ma per democrazia e rispetto dei diritti civili, essere a livello  di Bulgaria, Romania, Polonia e Ungheria, paesi notoriamente omofobi. Secondo quanto riporta il  gruppo di difesa ILGA-Europe, l’Italia è uno dei pochi paesi occidentali a non aver legalizzato il matrimonio tra coppie dello stesso sesso

Al contrario, si pensi al percorso fatto, in breve tempo, dalla

Spagna balzata al 4^ posto in Europa  per l’applicazione di pratiche legali e politiche a favore delle persone LGBTI: la discriminazione  riguardo l’orientamento sessuale e l’identità di genere è stata bandita a livello nazionale dal 1996.

Convivenza, unioni civili, riconoscimento del matrimonio, adozioni da parte di coppie dello stesso  sesso: diritti che fanno della Spagna uno dei paesi del mondo più liberali e culturalmente aperti  verso la società LGBTQ+.

Recentemente, il parlamento spagnolo ha approvato in via definitiva la  “legge Trans” che sancisce il Riconoscimento legale del genere (LGF) basato sulla libera  “autodeterminazione di genere” per tutti gli over 16. 

“I diritti umani sono diritti di tutti”, aldilà di chi ami e del parallelo geografico su cui vivi, e le battaglie  sociali per l’uguaglianza e la giustizia procedono inarrestabili, lentamente e in maniera diversa, ma  in modo inesorabile.

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