La Chiesa e la schiavitù: tra il “mea culpa” di Leone XIV e la verità storica

ByUfficio Grafico

15 Giugno 2026

di Alfonso Licata*

Le storiche dichiarazioni di Papa Leone XIV nella sua prima enciclica, “Magnifica umanità”, segnano una svolta radicale. Il pontefice ha pronunciato scuse limpide per il ruolo delle istituzioni ecclesiastiche nel dramma della schiavitù, riconoscendo le responsabilità dirette del Vaticano, i ritardi storici e i compromessi medievali, superando la classica formula delle “colpe dei singoli cristiani”.

Se da un lato questo mea culpa risponde a una doverosa sensibilità contemporanea, dall’altro l’analisi rigorosa dei documenti rivela una realtà complessa:

la Sede Apostolica fu la prima istituzione globale a opporsi giuridicamente alla schiavitù, muovendosi con secoli di anticipo rispetto all’abolizionismo laico.

In “Magnifica umanità”, il Papa definisce lo schiavismo una “ferita nella memoria cristiana”. Ha ammesso che la condanna formale e universale della Chiesa è giunta solo nel XIX secolo, riconoscendo due pesanti verità storiche:

La sottomissione dei non cristiani:

In epoca medievale e moderna, le autorità ecclesiastiche cedettero spesso alle pressioni dei sovrani, legittimando la sottomissione dei popoli non battezzati.

Gli schiavi della Chiesa:

Nel Medioevo, monasteri, diocesi e la stessa corte papale detenevano schiavi propri, adeguandosi alle strutture economiche del tempo.

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