guerre

Due grandi guerre stanno causando morte e distruzioni: la russo-ucraina che va avanti ormai da due anni, e quella tra Israele e Hamas.

Dobbiamo lavorare per costruire la pace.

Il 2023 è stato segnato da due grandi guerre che stanno causando morte e distruzioni: la russo-ucraina che va avanti ormai da due anni, e quella tra Israele e Hamas che potrebbe essere altrettanto lunga.

Ma conflitti devastanti si combattono in altre parti del mondo e polarizzano l’attenzione di governi, società civili e ovviamente sindacali, senza riuscire a trovare una soluzione e facendo vacillare le speranze di un 2024 di pace. La guerra in Ucraina ci ha riportato lo spettro del nucleare, nel momento stesso in cui lo si elenca tra le fonti di energia “green”. Ha creato una crisi energetica mondiale, messo in evidenza il nuovo ordine globale e la divisione dello scacchiere tra vecchie forze (USA, Europa) e nuove alleanze tra i paesi delle economie emergenti (BRICS). Cosa significa tutto ciò lo vivremo a breve con mercati economici rivoluzionati e nuovi “condizionamenti” sociali.

Alla luce di tutto ciò, L’Europa per essere più forte e coesa vuole allargarsi e accoglie le richieste di Moldavia, Ucraina e Georgia, mentre la Nato apre le braccia a Svezia e Finlandia.

Occupati da ragioni politiche si chiudono tutti e due gli occhi sulle violazioni dei diritti umani, dall’Ucraina all’Etiopia, alla Palestina, all’Europa stessa.

Profanazione di diritti

La profanazione dei diritti umani si consuma attraverso guerre, fame, sfruttamento dei bambini, femminicidi e abusi di potere. Nella completa indifferenza della maggior parte delle persone.  

Cancellati diritti individuali come l’aborto, la libertà di orientamento sessuale, le libere manifestazioni di protesta, il diritto allo sciopero.

I molteplici attacchi ai diritti dei lavoratori e alle libertà sindacali ci hanno condizionato.

Il diritto di associarsi e di essere rappresentati  da un sindacato è il più soffocato in molti paesi, dal Canada alla Bielorussia, dall’Iran alla Cambogia, al Togo alla Turchia, e via elencando. Ai lavoratori migranti, domestici e temporanei, a quelli dell’economia informale, ai lavoratori su piattaforma (Uber, Amazon, ecc. ecc) e a quelli nelle zone economiche in sofferenza è stato negato il diritto alla libertà di associazione. Otto paesi su dieci hanno violato il diritto alla contrattazione collettiva.

Guerre e crisi economica

E non è tutto: siamo ancora immersi in un mondo di crisi economica in cui la prospettiva di un nuovo periodo di austerità e precarietà porta sindacati e lavoratori in piazza, a Roma, Madrid, Parigi, Bruxelles.

Secondo la Treccani, femminicidio è la parola dell’anno 2023, la più pronunciata, richiamando la diffusione degli atti di violenza contro le donne, compiuti spesso in ambiente protetto quali famiglie e amicizie.

Un tema che abbiamo affrontato più volte nel nostro giornale. https://arcipelagocanarie.eu/femminicidi/

Ma senza farci distrarre troppo dalla punta dell’iceberg, facciamo attenzione all’evoluzione delle nuove forme di violenza che passano con i social network, attraverso i quali si violano le vite altrui a cominciare da quella delle donne e dei bambini.

Eppure, malgrado ciò, aspiriamo ad un 2024 di Pace. “Facciamone ragione d’impegno personale e collettivo. Difendiamola dove è minacciata. Sapendo che nessuna pace è vera e duratura se non accompagnata da giustizia”, come ci ricorda il segretario generale della CISL, Luigi Sbarra.