festival di sanremo

E’ appena finito il festival di Sanremo 2024 ed è stato il festival dei records, con un impatto sull’economia italiana di ben 205 milioni di euro, secondo Forbes. Ha realizzato record di ascolti che ritrovi solo nei paesi autoritari con la televisione di regime. No, grazie a Dio, in Italia regna ancora la Democrazia, con la possibilità di scegliere ogni tipo di spettacolo e trasmissioni, proposti dalle reti pubbliche e dalle tantissime private. Ma proprio questo rende eccezionale il risultato. Battuta ogni concorrenza, raggiungendo nella finale di sabato uno share del 74%, cioè oltre 14 milioni di persone. Per 5 sere consecutive ha catalizzato spettatori in tutto il mondo.

Il fenomeno Sanremo…

Un fenomeno che va oltre il bel canto, oltre la Kermesse, pur a tratti molto divertente, oltre le star nazionali ed internazionali invitate a regalarci le più toccanti interpretazioni (che Dio ci preservi a lungo il maestro Giovanni Allevi e l’immensa stella del ballo Roberto Bolle) o le peggiori performance della loro vita, come è capitato a John Travolta che, per un compenso che si dice sia stato di oltre 200 mila euro (ma sembrerebbe molto di più), si è prestato alla “gag più terrificante della storia della televisione italiana”, come lo stesso Fiorello l’ha definita.

I presentatori Amadeus e Fiorello hanno coinvolto uno stizzito Travolta nel più ridicolo dei balli “il ballo del qua-qua”. Altro che Pulp Fiction, Face-off, La figlia del generale o La febbre del sabato sera.  Film che ci hanno incantato, fatto sognare e ballare. In quindici minuti, a Sanremo, è stato distrutto un mito del cinema mondiale.

Da giorni tutti si interrogano quale sia stata la ragione di questo fenomeno sociale. Sicuramente è la prima volta in cui l’ha fatta da padrone il popolo giovane di streaming, delle piattaforme digitali, i social delle nuove generazioni con i loro milioni di followers.

Hanno vinto i giovani

Una notevole trasformazione del Festival stesso, mai così partecipato da giovani cantanti che hanno spopolato e vinto, relegando i grandi del calibro di Loredana Berté e Fiorella Mannoia agli ultimi posti. Per non parlare della musica. La trasformazione generazionale ci vuole tutti appassionati di Rap. Tra i primi cinque arrivati, 3 sono rappers. I testi delle loro canzoni devi ascoltarli e riascoltarli per capirli ma poi ti ripagano davvero dello sforzo, intrisi come sono della più dura realtà che viviamo nelle nostre città.

E per la prima volta nella storia del festival è stato infranto anche il tabù della lingua italiana. Il secondo classificato, il giovanissimo Geolier, nato e cresciuto a Scampia, ha cantato rappando in napoletano.

“Io sono proprietà di Napoli e voglio cantare in napoletano”, è stata la sua motivazione che Amadeus ha capito, intuendo che era ora di allontanarsi dai vecchi cliché sanremesi. A riprova di ciò, Geolier si è conteso il primo posto con un’altra giovanissima rapper figlia d’arte (e che arte!), Angelina Mango. Ambedue ventenni, ambedue rapper, non può essere un caso.

Ma aldilà della musica, dei cantanti in gara, degli ospiti eccezionali – era ora che Cocciante tornasse a regalarci quelle emozioni così intime che ritrovi solo nelle sue canzoni e in quelle di Battisti… o che tornassimo a muovere le nostre ossa anchilosate, come ragazzini, al ritmo di “siamo ragazzi di oggi”, guardando con affetto, come uno di famiglia, la faccia invecchiata di Ramazzotti –  le domande che tutti ci poniamo sono:

Perché Sanremo attrae così tanto? Perché abbiamo bisogno di un’aggregazione collettiva così forte e così leggera, in un momento in cui nefandezze umane, guerre e problemi di ogni natura gravano su di noi quotidianamente?

Il dopo Festival di Sanremo…

Finita la trasmissione sono iniziati analisi e studi di sociologi quotati ed impegnati. E’ incoscienza o bisogno assoluto di alleggerire quelle tensioni che ci trasciniamo dietro, assistendo impotenti, all’evolversi di guerre sempre più terrificanti, dall’Ucraina alla Palestina, con milioni di bambini morti o affamati e soli, con il rischio di un allargamento dei conflitti che coinvolgono sempre di più l’Europa?  O questa precarietà strisciante ci fa sentire il bisogno di una vicinanza di costumi e valori, per cui parlare di una cosa comune e conosciuta come il festival di Sanremo ci infonde sicurezza?

Tante sono le questioni, ma ciò che a noi è proprio piaciuto è il richiamo alle coscienze che è arrivato da tanti di questi giovani cantanti che, dopo la loro esibizione, hanno rubato spazio e tempo per lanciare un appello ai governi “stop alle guerre, stop al genocidio”. Con semplicità e consapevolezza, quello “stop al genocidio” detto dal giovane rapper Ghali, ci ha emozionato, pur capendo che non si può parlare dal palco del festival di genocidio israeliano ai danni del popolo palestinese, senza citare o ricordare l’origine del conflitto in corso, causato dal vigliacco attacco di Hamas agli israeliani il 7 ottobre.

Ma quelle due paroline di Ghali, stanno scatenando oggi polemiche da Israele all’Italia! Se serve a non dimenticare … per noi va bene così. Viva i giovani, viva Sanremo!