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Un interessante documentario sulla vita giovanile di Pier Paolo Pasolini, uno dei maggiori esponenti del neorealismo italiano.

L’associazione friulana Fogolar Furlan di Gran Canaria ha promosso un evento culturale mediante un video che ha raccontato la vita giovanile di Pier Paolo Pasolini.

Domenica 2 aprile, alle 11:00, a San Fernando (Maspalomas), presso il centro culturale de Mayores è stata effettuata la proiezione del Documentario: “La rosada e l’ardilut”.

L’evento ha riscosso un notevole esito positivo grazie alla partecipazione di numerosi esponenti delle Associazioni dell’Arcipelago e delle Istituzioni italiane.

Stefano Degano e Maurizio Mior, rispettivamente Presidenti di ‘Fogolar Furlan’ e ‘Com.It.Es. Canarie’, hanno introdotto l’evento, ispirando anche un interessante dibattito alla fine del documentario.

Il filmato è stato ottimamente costruito da Roberta Cortella che lo ha presentato con una sua videoregistrazione.  Molto curati e significativi i particolari come il suono lontano di una campana con lo sfondo della montagna e le gambe del bambino in bicicletta. Dei brevi flash che scandivano le giornate della vita giovanile di Pasolini.

Associazionismo e cultura un binomio indissolubile.

La ‘cultura fa paura… Perchè rende liberi’

quanto è emerso nel dibattito tenutosi alla fine della proiezione del documentario. La necessità di ampliarla, alimentarla e diffonderla. Questo l’obiettivo dei prossimi eventi in programma nell’Arcipelago.

Il documentario

Il film ci racconta della nascita a Bologna, il 5 marzo del 1922, e della sua infanzia vissuta in continuo movimento da una città all’altra. Il motivo dei continui spostamenti era dovuto al fatto che il padre era un ufficiale dell’esercito italiano e, come è noto, chi era militare veniva spesso trasferito per assumere nuovi incarichi. La famiglia del militare, necessariamente, seguiva le sue orme, con i relativi disagi di organizzazione e adattamento al nuovo status.

Nel 1926 il padre di Pasolini, Carlo Alberto, fu arrestato, pare per debiti di gioco. La madre si trasferì con i figli nella casa di famiglia a Casarsa della Delizia, un paesino friulano in provincia di Pordenone.

Il documentario esplora i luoghi dove Pier Paolo Pasolini visse e lavorò in gioventù – da Casarsa a San Giovanni, da Versuta alle rive del Tagliamento, da Lugugnana a Valvasone – passando per i borghi e le campagne. Luoghi questi che il poeta amò così profondamente da rappresentarli nella sua opera poetica e visiva. 

Oltre a un itinerario che ci porta attraverso la campagna friulana dalla Valle dei Magredi[1] al Tagliamento, il documentario attraversa i paesaggi dell’anima che hanno aiutato Pasolini a scoprire il proprio senso di appartenenza a questa terra.
Le radici di un poeta stanno nella terra che lo ha nutrito e nei suoi paesaggi che gli hanno donato le prime e più profonde emozioni.

Pierpaolo Pasolini nacque poeta in questa terra friulana, assorbendo la linfa di una lingua dolce. Il friulano di questa terra illuminò la poesia del giovane Pasolini. Le sue opere si fecero interpreti di questi luoghi e ancora oggi i suoi versi ne parlano con dolcezza e profondo amore.

Il ritorno a Bologna

Dopo vari spostamenti, in varie città del nord Italia, finalmente torna a Bologna dove rimane sette anni. In questo periodo termina i suoi studi liceali e inizia a coltivare nuove passioni come il calcio, ma soprattutto la letteratura.

Aveva formato un gruppo di amici coi quali organizzavano interessanti e stimolanti discussioni e, già studente universitario, a 19 anni, fece la sua prima pubblicazione.

Nel frequentare l’Università di Bologna, Pasolini scopre nuove materie, come la filologia e le figure estetiche delle arti. Il suo esplosivo vigore giovanile lo portò a partecipare al governo fascista in competizioni sportive e culturali. Le sue poesie di quel periodo includono frammenti in friulano, lingua che non parlava, ma sapeva leggere.

Gli anni passati a Bologna li ricorderà come il periodo nel quale si sentiva “il ragazzo più felice d’Italia”.

Lo scoppio della II guerra mondiale

Scoppiata la guerra, nel 1942 la famiglia si rifugia a Casarsa, luogo considerato più tranquillo e in attesa dell’agognata pace. Qui entra a far parte di un gruppo di giovani appassionati della lingua friulana, che volevano dare al Casarsa pari dignità all’Udinese nel loro stendardo regionale. 

Nel frattempo Casarsa subì i bombardamenti alleati e fu costretta ad aderire alla Repubblica Sociale Italiana, con analoga attività di tipo partigiano.

Per i ragazzi del paese si prospettava così un’evidente difficoltà e pericolosità a raggiungere la scuola che si trovava ad alcuni chilometri.

Pasolini, anche con l’aiuto della madre (insegnante) avviò un’attività scolastica a favore di questi giovani. Un’opera educativa e meritoria che fu però considerata illegale e fu sospesa nel febbraio 1944.

Suo fratello Guido, 19 anni, invece, sentì il richiamo patriottico antifascista e volle unirsi al Partito d’Azione e alla Brigata Ossopo-Freuli. Il 12 febbraio 1945 Guido fu ucciso in un agguato dai partigiani della guerriglia jugoslava del maresciallo Tito. 

Fu un durissimo colpo per la madre e per lo stesso Pier Paolo che era molto legato al fratello.

Amava molto i libri e conservava gelosamente tutti quelli che, in qualche modo, gli toccavano il suo mondo delle emozioni.

Il documentario, quindi, si conclude con l’immagine allegorica del giovane Pasolini che di spalle, in bicicletta si allontana lungo una strada sterrata di campagna. Non si volta, va avanti verso la sua vita di uomo e protagonista, lasciando dietro la sua gioventù, le sue esperienze giovanili.

Patrocinio

Hanno patrocinato l’evento la Regione autonoma Friuli Venezia Giulia, il Consolato Onorario d’Italia di Las Palmas di Gran Canaria, l’Associazione Apiceventos, Radio Calima, l’Associazione Friuli nel Mondo.

[1] Magredi in friulano locale significa “terre magre” ed è proprio il tipo di paesaggio che possiamo ammirare in questi territori: terre aride e asciutte. Possiamo considerarle le steppe del Friuli.

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