Sab. Mar 2nd, 2024
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SPUNTI DI RIFLESSIONE SU EDITH STEIN E SU TANTE DONNE DI SCIENZA CHE HANNO DOVUTO SUDARE PER OTTENERE I MERITATI RICONOSCIMENTI

Prendere ad esempio Edith Stein, che in tutta la sua vita ha saputo affrontare tante terribili vicissitudini. La guerra, la vita da infermiera negli ospedali di guerra, la disparità di genere, come unica donna filosofa in un mondo universitario prettamente maschilista… L’intolleranza delle leggi razziali, l’abominio dei campi di concentramento ed infine la morte nelle camere a gas… Non può che renderci migliori nel tentativo di imitarla.

Cercare nel nostro piccolo di seguire i suoi insegnamenti, non può che far bene alle nostre anime in cammino.

Ebrea di nascita, Edith si converte al cristianesimo dopo aver letto un’ autobiografía di Teresa D’Avila.

Si fa battezzare nel 1922 e più tardi si consacra suora carmelitana scalza: suor Teresa Benedetta della Croce, beatificata da Giovanni Paolo II nel 1987.

Sul sito del Vaticano prendiamo spunto della sua vita da filosofa e da monaca per capire come una donna abbia avuto la forza di affermare il proprio pensiero in tempi in cui era impossibile per il sesso femminile… Come ha ottenuto le stesse opportunità d’ascolto e di importanza che avevano gli uomini.

Edith Stein filosofa e monaca

Gli studi filosofici appassionavano la nostra santa fin da giovanissima, soprattutto la fenomenologia di Husserl, filosofo in voga in quel periodo e docente dell’università di Gottinga che Edith frequentava. Divenne sua discepola e assistente ed anche conseguì con lui la sua laurea.

A quel tempo Edmund Husserl affascinava il pubblico con un nuovo concetto della verità: il mondo percepito esisteva non solamente in maniera kantiana della percezione soggettiva. I suoi discepoli comprendevano la sua filosofia quale svolta verso il concreto.

La fenomenologia condusse, senza che lui ne avesse l’intenzione, non pochi dei suoi studenti e studentesse alla fede cristiana. Come suo docente, ammirando le doti intellettive della ragazza, unica donna fra i suoi studenti, le propose di fare la tesi con lui sul tema dell’empatia.

Lo studio, per discutere la tesi di laurea, fu interrotto dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale e dal lavoro di volontariato come infermiera all’ospedale della sua città Breslavia.

Ma al termine del conflitto mondiale, dopo la riapertura delle università, Edith riuscì a laurearsi in filosofia e grazie alla sua determinazione ed alla sua intelligenza, terminò anche il dottorato all’università di Friburgo, dove continuò la sua collaborazione con Husserl come sua assistente.

La collaborazione con l’Università

Fu importante per lei questa collaborazione soprattutto a livello culturale perché le aprì la mente e le permise di formulare un suo pensiero personale principalmente sulla empatia.

Fece un lungo lavoro anche dal punto di vista psicologico e sociologico in quanto era un procedimento di studio che applicava realmente alla vita delle persone, studiava il loro comportamento per arrivare a definire cosa era l’empatia e come funzionava. Ovvero immedesimarsi nello stato d’animo dell’altro e percepirne i sentimenti condividendoli.

Gli stadi dell’empatia

L’empatia per lei andava definita in diversi stadi.

Il primo era quello legato all’emotività e partiva dall’osservazione dello sguardo e delle espressioni facciali dell’altro. Ad esempio una espressione di dolore faceva percepire il senso del dolore stesso, così come una espressione gioiosa faceva percepire e condividere la gioia.

Il secondo stadio era quello legato alla “esplicitazione riempiente”. Cioè, far proprio lo stato d’animo dell’altro, mettersi dentro il sentimento dell’altro accogliendolo dentro di sé, riempirsene insomma.

Il terzo ed ultimo stadio era quello della spiegazione e comprensione del vissuto dell’altro. Dopo averlo percepito emotivamente accogliendolo nel proprio animo, questo vissuto veniva processato dall’intelletto, veniva capito, vissuto e concepito come proprio. E quindi, a quel punto, avveniva la totale comprensione del sentimento dell’altro.

Empatia (dal greco enpathos cioè en=dentro  pathos= sentimento),  quello che poi la psicologia svilupperà come capacità di mettersi nei panni dell’altro, comprendendone lo stato d’animo.

Ad Edith Stein fu negata la docenza

Edith Stein desiderava ottenere l’abilitazione alla libera docenza. A quel tempo ciò era cosa irraggiungibile per una donna.

Husserl si pronunciò in una perizia: ” Se la carriera universitaria venisse resa accessibile per le donne, potrei allora caldamente raccomandarla più di qualsiasi altra persona per l’ammissione all’esame di abilitazione “.

Più tardi le venne negata l’abilitazione a causa della sua origine giudaica.

Nel 1932 le venne assegnata una cattedra presso una istituzione cattolica, l’Istituto di Pedagogia Scientifica di Miinster, dove ebbe modo di sviluppare la propria antropologia.

Nel 1938 viene fatta fuggire e viene nascosta in un monastero quando inizia la caccia agli ebrei da parte dei nazisti.

Purtroppo nel 1942 la Gestapo la trova e la rinchiude nel campo di concentramento di Aushwitz dove morirà insieme a sua sorella Rosa nelle camere a gas.

In conclusione, ripercorrere la vita di Edith Stein non può che far bene alla memoria, non solo dell’olocausto, ma anche della condizione delle donne.

Anche se ritenute dei geni nel loro settore, avevano comunque una tale serie di ostacoli da superare… E spesso molte di loro sono rimaste praticamente sconosciute all’opinione pubblica!

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