Mar. Mar 5th, 2024

E.R.B.A.

Ending Reason of the Biometric Areas

di Ambra Mattioli

Ricognizione.

Primo Supervisore atterrò accanto al rudere principale, il più alto, nel mezzo del vasto spiazzo erboso. I pattini del mezzo si poggiarono sul pianoro denominato area 407 settore 63. La superficie era piatta, all’apparenza artificiale, tuttavia, neanche un tratto di terreno era percorribile, ricoperto da un fitto strato di vegetazione. Muschio, erba, fiori, alberi e alberi a perdita d’occhio.

Primo Supervisore, scese dal velivolo e ordinò al sottoposto, il biodrone 364-QS da ricognizione, di iniziare subito il prelievo di campioni di terreno.

Il biodrone iniziò la raccolta avvalendosi dei suoi quattro arti flessibili. La zolla di suolo raccolta, scomparve nello scanner posto sul davanti della corazza. I risultati dell’analisi comparvero quasi simultaneamente sul suo display, unitamente alle catene molecolari degli idrocarburi, alle sequenze proteiche di sintesi e agli inerti contenuti nel campione. Era la stessa miscela di carbonio e idrogeno già riscontrata nei combinati raccolti in centinaia siti analoghi già esaminati; sempre lo stesso composto artificiale detto: asfalto.

Il biodrone annunciò – Analisi completata. Atmosfera respirabile. Temperatura ottimale. Radioattività assente. Agenti patogeni inattivi. Precipitazioni completamente assenti. Poi si accorse che Supervisore aveva gli sguardi fissi sui resti di un corpo ai suoi piedi e aggiunse – Primo Supervisore, ti informo che ho richiesto una squadra di perlustratori. Saranno qui a 9.4.51

Per tutta risposta Primo Supervisore si liberò del casco. Grappoli di tentacoli si stiracchiarono per la prolungata immobilità. La prima coppia di occhi accertò l’assenza di parametri vitali nell’essere rinsecchito al suolo, mentre la seconda perlustrava accuratamente il perimetro d’intorno. Sfiorò con la punta del suo arto inferiore quei resti antichi. Il cranio sferico si staccò dal resto e rotolò lì accanto.

– Annulla la richiesta di perlustratori. Mi occuperò personalmente dei rilievi. Rispose Supervisore e con la sua andatura fluida, si avviò verso l’edificio diroccato.

– Negativo. Non hai date temporali e non hai accesso alle funzioni comparative. Il biodrone enunciò la frase di apertura del Primo Ordine Aldusiano. – La soggettività è un parametro fallimentare – Tu resterai in attesa delle squadre.

– L’esplorazione sarà priva di significato se non entro nell’edificio. Annulla la richiesta di supporto logistico.

– Primo Supervisore. Preleverai i campioni di suolo e visionerai le aree di tua competenza. Non ti è richiesta alcuna valutazione specifica. Saranno i codificatori a refertare i ritrovamenti e attribuire i significati cronologici ai reperti.

– Biodrone 364-QS, non redigerò un resoconto incompleto e non ignorerò i dati della ricognizione; Questo costrutto è il fondamento stesso della mia indagine. Fatti da parte!

– Primo Supervisore, insisto. L’indagine non è di tua competenza. Tu agirai come previsto dal protocollo. Questa è l’unica funzione richiesta.

– È certo che stai ostacolando la mia missione. Commentò infastidito Primo Supervisore.

Acquisisci. Registra. Archivia… enunciò il biodrone, ma non riuscì a terminare l’enunciato del Secondo Ordine Aldusiano.

Con gesto fulmineo Primo Supervisore strappò la sua piastra biometrica sul davanti della corazza e fece fuoco, incenerendo le parti di tessuto vivente del compagno all’istante. Le componenti meccaniche invece continuarono a contorcersi al suolo. Lui restò a guardare l’esoscheletro annerito ancora per qualche secondo poi indifferente riprese il pattugliamento.

Registrò il rapporto, includendo la perdita accidentale del drone ricognitivo; presto la sua carcassa si sarebbe confusa con gli altri relitti di questo pianeta, sparsi un po’ovunque da migliaia di anni e destinati a essere conglobati dall’onnipresente manto d’erba.

Ovunque si spandeva lussureggiante l’oceano verde.

Aldusiani.

La prima sonda che avvistò la Terra, tempo addietro, era completamente automatizzata. Atterrò lungo la linea mediana, all’altezza dell’equatore, dell’unico blocco continentale esistente, compreso tra i due poli, e subito trasmise un rapporto promettente riguardo la composizione dell’atmosfera e la fertilità del suolo. Era atterrata sul terzo pianeta di un sole periferico di classe M, che sembrava possedere ottimi requisiti per l’annessione. Quando Primo Supervisore ricevette il rapporto, strabuzzo i suoi 4 occhi: Un mondo senza oceani. Disabitato, silenzioso, lussureggiante, con caratteristiche climatiche sorprendenti: totale assenza di pioggia atmosferica. Tutta l’acqua del pianeta era stata ricoperta dall’espansione dei vegetali, eccettuate due micro aree relegate ai poli. L’intera superficie del pianeta era ricoperta da una ininterrotta distesa di organismi vegetali, interconnessi da una fitta, efficiente rete sotterranea di radici. La scansione termica aerea, confermava l’assenza di vita animale superiore, ma in un tempo remoto la vita intelligente c’era stata, almeno a giudicare dalle migliaia di ritrovamenti su cui torreggiavano dei ruderi riconducibili a civiltà oramai estinte. Primo supervisore atterrò solo in un secondo momento, per investigare più da vicino le cause di questa estinzione.

Era un aldusiano, e riguardo gli aldusiani era molto più facile ipotizzare cosa non fossero. Non provenivano da un settore galattico determinato, non da un unico pianeta. Non possedevano una struttura fisico-mentale definita e riconoscibile, di conseguenza non erano classificabili come le altre razze senzienti dell’universo. Erano la risultanza di incroci casuali tra specie arcaiche, risalenti agli inizi dell’espansione spazio-temporale. La vita, fortemente osteggiata in un universo turbolento, in continua espansione, escogitò la soluzione geniale che permetteva alle specie di condividere e ricombinare parte del patrimonio genetico originale. Nessuno sapeva come avesse funzionato la fusione tra queste stirpi primordiali, biologicamente tanto differenti, ma era opinione comune che le prime discendenze possedessero all’inizio, strutture reattive molto elementari, in grado di aggregare catene di DNA aliene in combinazioni genetiche ora impensabili e che la biodiversità fosse la chiave del successo evolutivo della vita al tempo della creazione delle stelle. Gli aldusiani erano la risposta all’infinito bisogno di vita combinata e ricombinabile nel giovane universo.

La tradizione aldusiana marcava nella sua discendenza centinaia di esistenze multiformi, alcune dominanti, altre passive, alcune addirittura inconsapevoli; ognuna con le relative sottospecie e con un variegato panorama di mutazioni ambientali acquisite sui tanti pianeti via via destinati alle loro colonie. Scorrendo tra le migliaia di forme e dimensioni c’erano, i Fluttuanti, creature filiformi stanziali di mondi a bassa gravità che operavano cambiamenti sostanziali nell’atmosfera. Col loro continuo rilascio di scie organiche in quota, aravano il cielo alterando la composizione dell’aria. Gli Estrattori, tozzi abitatori di mondi rocciosi, ad alta densità, dalla pelle inattaccabile, formidabili trituratori di rocce. Gli Indarni, creature aggregate che prosperavano in mari di idrogeno e solfati, da cui estraevano il loro sostentamento e anche (e soprattutto) minerali e metalli. Tra le diverse stirpi aldusiane, esistevano gradi intermedi di intelligenze. Tra i più elementari figuravano i Fissi, i quali non possedevano corpi autosufficienti né coscienze individuali e prosperavano in colonie a grappolo. Venivano trasportati e deposti sui nuovi mondi da colonizzare e lì dimenticati. Le colonie iniziavano a trasformare gli zuccheri e aminoacidi in catene stabili di composti nutrienti, pronte poi per essere utilizzate dai futuri inquilini. Gli aldusiani avevano sempre necessità di mondi alternativi. Erano colonizzatori, spesso aggressivi, impietosi. Nei loro ranghi esistevano più di settecento specie di Selezionatori, ognuno con una struttura fisica diversa e specifica ai fabbisogni attitudinali di specie, e tra essi vi erano quei ceppi più sofisticati, dediti all’esplorazione galattica come le circa 2500 classi di Mutevoli, dotati di appendici flessili, estensibili, retrattili, in grado di spostarsi, saltare, nuotare, volare, strisciare, scavare, perlustrare e trasformare la materia. I loro corpi potevano essere minuscoli o giganteschi, e le loro menti spesso distanti come le galassie stesse, ma erano tutti aldusiani, e vincolati da un codice radicato nel comune genoma arcaico. La massima espressione di questa forza coesiva era intesa come: l’Ordine.

Primo Supervisore osservò attentamente la distesa vegetale che a sua volta… lo osservava.

Non accertò movimenti e nessuna attività ostile, tra gli alti fusti legnosi e tra le distese di erba compatta e ussureggiante. Oramai era noto che in nessuna parte del pianeta pioveva o era mai piovuto in passato, e questo era stato fondamentale per la caratteristica limitativa peculiare della sua specie. Sapeva che l’infinito tappeto vegetale assumeva acqua direttamente dal sottosuolo, filtrandola dalle radici possenti che avevano colonizzato le profondità del pianeta rendendolo stabile e solido. La mancanza di piogge escludeva ogni tipo di frane, crolli, smottamenti e al presente quella era la superficie più affidabile mai individuata in migliaia di mondi, adatta a sostenere qualunque costruzione. La mancanza di acqua di superficie era parte del motivo per cui la vita animale non si era sviluppata e non esistevano insetti. La biodiversità aveva ridotto drasticamente il numero di specie vegetali che necessitavano di impollinazione, favorendo solo gli alberi d’alto fusto e… l’erba. Un fatto davvero singolare mai riscontrato in nessuno dei mondi conosciuti. Ogni tanto uno sbuffo lattiginoso proveniente dai fiori, si levava verso l’alto e ricadeva al suolo come una lieve polvere. I fiori erano migliaia e migliaia e orientavano i loro grandi calici violacei attratti da ogni fruscio o più probabilmente dalla vibrazione dei suoi passi, pensò l’aldusiano ma non riscontrò nulla di allarmante in questo riflesso automatico dei vegetali. Raccolse e analizzò la polvere emessa dai fiori solo per scrupolo, poi scrollò via parte del composto rimasto tra i suoi tentacoli. Erano spore, non semi. Non vi era alcuna traccia di riproduzione sessuata. Si trattava di spore aploidi, del tutto innocue che avrebbero generato individui identici in un ciclo illimitato. Erano decenni che lui setacciava la galassia in cerca di un mondo compatibile con la peculiarità della sua specie, generatrice di grafite. Cercava un mondo privo di precipitazioni tossiche. Per questo era atterrato, ed ora, per la sua gloria personale, aveva superato un’impresa che considerava quasi impossibile.

Si avviò verso l’antica costruzione semi sepolta dal muschio. Si fermò davanti all’architrave d’entrata. Le lesioni gravi erano dovute al tempo e alla penetrazione delle radici nella pietra. Né sconvolgimenti atmosferici o geologici tantomeno attività belliche avevano inflitto quelle ferite profonde alla struttura. La ricognizione stava confermando con successo la sua previsione. Non avrebbero combattuto per accaparrarsi quel pianeta e lui aveva un gran voglia di renderlo noto a tutto il suo popolo.

Ora era tempo di seguire le tracce di quelle forme animali fossili, per comprendere il perché della loro estinzione. Era questa la parte che lui preferiva, quella a carattere storico, in cui poteva finalmente esercitare la funzione primaria tipica della sua specie. Supervisori: individui con intelligenza superiore, dotati di senso critico, analisi, intuizione, immaginazione, capacità di sintesi e decisionale, attitudine al comando e ovviamente pervasi da un forte ego, spesso in contrasto con l’enunciato del Primo Ordine, ma poco importava. Tutti dovevano molto ai Supervisori che erano le menti; il fondamento stesso dell’espansione; Loro erano l’élite tra le razze aldusiane e Primo Supervisore con fierezza, ne incarnava pienamente il ruolo.

La struttura era buia e sepolta da un silenzio inviolato. C’erano resti animali disseminati ovunque. Centinaia forse migliaia di spoglie di uno ceppo umanoide di bassa statura, bilaterali, con due sole appendici superiori e due inferiori. Giacevano seduti l’uno accanto all’altro quasi a formare un’ordinata platea. Non avevano parti metalliche, erano interamente biologici. Dedusse che l’estinzione li aveva colti prima che fosse avviata la rivoluzione biorobotica. Frugò con lo scanner tra quei resti e trovò un meccanismo non del tutto deteriorato impiantato nel tronco di un ominide. Ordinò luce e l’edificio si illuminò. C’era un grande schermo in alto, di fronte alla platea e tutto intorno erano cresciuti dei fiori viola, non come quelli all’esterno, più piccoli ma dello stesso tipo e colore. Estrasse il congegno da quel corpo rinsecchito e dopo averlo analizzato comprese che si trattava di una pompa idraulica piuttosto rudimentale. Dedusse che quel corpo era appartenuto a una creatura che aveva sostituito il suo cuore danneggiato con questo congegno primitivo. Ma era l’unico impianto presente tra quei resti. Strano pensò. Non c’erano altri upgrade e dalle carcasse carenti che analizzava, ce ne sarebbe stato un gran bisogno. Continuò l’ispezione. Trovò molti dispositivi di forma rettangolare, inattivi accanto a ogni cadavere. Esaminò il primo a caso. Era un primitivo trasmettitore. Aveva una scarsa capacità di archiviazione ma forse poteva estrarne lo stesso dei dati significativi. Si collegò a quella funzione dal suo pettorale e ordinò: estrazione dati. Quelle antiche memorie vomitarono una serie di immagini dal significato oscuro. Una delle ultime registrazioni riportava una data: 12.3.2030 in cui più creature si contorcevano ritmicamente per qualche motivo, circondate da luci intermittenti. Una di queste indicava sé stessa con un arto a cinque dita, intanto che assumeva una bevanda scura. Passò alle immagini successive. C’erano alberi, prati e estensioni a perdita d’occhio di fiori tutti color porpora, poi qualcuno avvolto in una tuta protettiva che raccoglieva quei fiori indossando guanti protettivi. C’era anche un lungo audio in una lingua sconosciuta al traduttore linguistico. Poi udì le grida prolungate, strazianti, che non lasciavano spazio ad altre interpretazioni, se non all’avvento della fine. Vide le corse spasmodiche di quegli esseri senza direzione, e il terrore, la disperazione, l’annichilimento su quei volti con due soli occhi e in ultimo, l’accasciarsi al suolo dei loro corpi contorti e la veloce agonia. Il rigido sollievo della morte colse anche l’operatore del documento visivo, che restò inquadrato a lungo tra i fiori scarlatti, a schiumare dalla bocca fino ad esaurimento completo della batteria del dispositivo.

Connessione.

Primo Supervisore restò perplesso. Il nemico che aveva sterminato quella razza non era venuto a reclamare la sua ricompensa e quel posto era stato abbandonato o dimenticato. La sola vita era vegetale del tutto innocua prevalentemente rappresentata da quei fiori viola…. ma aspetta. Nel documento i fiori non erano viola, erano rosso scuro. Riattivò il congegno e impostò la scansione di un fiore. Visionò una imponente disamina con centinaia di immagini dei fiori che da viola diventavano rosso scuro con note scarlatte al centro. Visualizzò l’analisi chimica dei campioni immagazzinati al tempo della sciagura e anche se non riuscì a tradurre correttamente l’idioma, riconobbe e interpretò la formula chimica che descriveva la tossina principale secreta dal fiore: Arsenico.

Questo era davvero strano! pensò. Su un sole di Idrogeno e un pianeta a prevalenza Azoto, Ossigeno, Anidride Carbonica, i vegetali non possono produrre un metallo come l’Arsenico.

Primo Supervisore controllò le percentuali di arsenico tutt’ora in sospensione nell’atmosfera. Inesistenti. Se anche quella strana specie di umanoidi fosse stata avvelenata da quell’elemento in un tempo passato, ora non ve ne era alcuna traccia.

Poco male. pensò Primo Supervisore. Se fosse accaduto agli Indarni, che respirano arsenico e ogni altro metallo, loro non avrebbero accusato alcun danno. Questi indigeni invece sarebbero andati in contro all’estinzione per qualunque altra minima alterazione atmosferica. Non hanno lasciato impronta di civiltà. Erano deboli. Concluse indifferente.

Tornò al ricognitore, con la sua peculiare andatura fluida, non prima di essersi liberato delle scorie liquide accumulate fin dal suo atterraggio, funzione che espletò in piena solitudine a ridosso di un albero.

Tutte le splendide corolle violacee attorno si erano voltate a guardarlo.

Seduto ai comandi del velivolo, inviò il benestare tattico conclusivo, di sua competenza, recante la sua impronta genetica unica e irripetibile. Quel mondo avrebbe ricevuto la sua sigla di riconoscimento e miliardi di aldusiani lo avrebbero ricordato con ammirazione nelle epoche future. Direttamente dal comunicatore di bordo, il messaggio fu inoltrato alla stazione quantistica di collegamento e trasmesso centinaia di volte attraverso galassie note e abissi oscuri, quasi istantaneamente. Presto una delegazione aldusiana avrebbe occupato quella terra verde e pacifica da lui scoperta, per farne la propria dimora come era sempre avvenuto nelle innumerevoli ere.

A rapporto inviato egli si concesse un meritato riposo e si sdraiò all’ombra di un grande albero, sul prato cosparso da migliaia di fiori curiosi. Ne raccolse uno, che subito serrò i petali avvizzendo. Lo gettò via annoiato. Seguendo i dettami della sua natura, iniziò a secernere dalla pelle un essudato di grafite; funzione altamente rigenerante per il suo organismo ferroso, specie quando questo sia esposto a discrete concentrazioni di ossigeno, di fatto presenti nell’atmosfera terrestre. Si addormentò appagato, fantasticando dei suoi successi, circondato da milioni di fiori ora divenuti di un livido scarlatto; gli stessi fiori che analizzate le sue scorie e per mezzo di una formidabile rete connettiva, avevano sollecitato tutti gli alberi del pianeta a produrre vapore acqueo. Milioni e milioni di tonnellate di vapore che condensando nello stesso momento, avevano provocato la prima pioggia battente che mai fosse precipitata da almeno diecimila anni sulla Terra… e che in pochi istanti aveva sciolto ogni atomo di grafite presente sul suo corpo, riducendo i suoi tentacoli e tutti i suoi sogni di gloria, in una poltiglia informe.

Fine.

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