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Mahsa Amini: dopo un anno dalla sua morte non si ferma la rivolta del popolo contro la dittatura islamica.

Il 16 settembre di un anno fa, Mahsa Amini, giovane curda iraniana di 22 anni, uccisa dalla polizia religiosa di Teheran perché non rispettava il rigido codice di abbigliamento imposto alle donne. Tre giorni prima Mahsa era stata arrestata per strada, perché un ciuffo di capelli le fuoriusciva dal velo islamico. La ragazza è morta per le percosse “educative” inflittele in carcere dalla polizia morale.

Mahsa non era un’attivista, non era una politica né una giornalista o una persona in vista, era una semplice studentessa.

La sua uccisione scatenò subito una scia di proteste, sfociate in una rivoluzione vera e propria che ha coinvolto uomini e donne che, da un anno, sfidano la violenta repressione delle autorità iraniane attuata con arresti, torture e uccisioni.

Una rivolta che viene definita dagli storici “la più significativa e diffusa da quando fu destituito, 40 anni fa, lo scià Reza Pahlavi.”

Con l’avvicinarsi dell’anniversario della morte di Mahsa Amini, il 16 settembre, in Iran e nel mondo le mobilitazioni contro il regime iraniano.

Contro un regime -che soffoca, controlla, reprime la vita delle giovani donne- le mobilitazioni si sono intensificate e inasprite.

In verità la lotta delle ragazze e dei ragazzi iraniani non si è mai fermata da allora, lo dimostrano le cifre delle persone arrestate, maltrattate e torturate. Nei mesi scorsi la polizia ha rilasciato “solo” 22.000 persone che avevano “espresso pentimento”! Questi numeri fanno intuire la portata della repressione in atto imposto dal regime del terrore.

A Saqqez, nel Kurdistan iraniano, la famiglia Amini avrebbe voluto commemorare la figlia, riunendo sulla tomba della ragazza parenti e amici. Ieri i pasdaran hanno impedito l’accesso al cimitero, effettuando l’arresto preventivo del padre di Mahsa Amini (poi rilasciato) e di uno zio che deve ora rispondere del reato di “propaganda contro la Repubblica islamica”.

Per essere più sicuro, il governo ha impedito l’uso di internet e dichiarato per il 15 e 16 settembre la legge marziale. Misure rivelatesi inutili e insufficienti a fermare le migliaia di persone che, al grido di “Donna, Vita, Libertà”, hanno voluto commemorare Mahsa, diventata un’icona di libertà per tutto il popolo curdo.

Come si immaginava, la giornata si è conclusa con atti di repressione armata a Teheran e con arresti di massa in diverse altre città, soprattutto nel kurdistan iraniano dove molti negozi sono rimasti chiusi per sciopero.

Ma il 16 settembre è stata la giornata di Mahsa Amini in tutto il mondo.

Con lo slogan “Donna, Vita, Libertà, si sono tenuti cortei e manifestazioni a Roma, Londra, Parigi, Newyork, e in altre città europee, per chiedere giustizia e supportare una rivoluzione senza armi, nata dalla morte di una studentessa e portata avanti dalle donne iraniane.

“Essere Donna contro il regime islamico è oggi un atto di coraggio” – dice Vaji Hosseini, una giovane attivista – un coraggio che non vuole venire meno anche se la rivoluzione sarà lunga e difficile, ma non impossibile. Ce la possiamo fare”.

di Rosanna Ruscito

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