lgbtiq

Lo scorso numero abbiamo parlato dello stato dei diritti in Europa per la comunità LGBTQIA. Abbiamo solo accennato all’Italia che, con il governo attuale, sta facendo ritornare indietro l’orologio della società. O meglio dire, della civiltà.

Un passo avanti e due indietro. E’ cosi che procede il gambero. E quasi viene voglia di dire che è un passo veloce, rispetto a come sta avanzando lo staterello italiano nel riconoscimento dei diritti civili. Tollerando l’odio che si scatena nelle strade o sul web verso il popolo LGBTQIA. E non solo.

Il Rainbow Europe – lo strumento di comparazione annuale di ILGA (International Lesbian, Gay, Bisexual, Trans and Intersex Association) – produce la Rainbow Map and Index dal 2009, per illustrare la situazione giuridica e politica delle persone LGBTQIA in Europa.

Secondo l’analisi ILGA, l’Italia risulta essere al 34 posto dei paesi europei, italy.pdf (ilga-europe.org), con una percentuale del 25% nel raggiungimento del rispetto dei diritti civili. E’ al 9% nel garantire l’uguaglianza e la non-discriminazione; al 17% per i diritti della famiglia; al 44% per il riconoscimento legale dell’identità di genere. 

Allo 0% per l’hate speech and hate crime! Cioè nessuna protezione per l’intolleranza e l’odio. Leggi anche il nostro articolo https://arcipelagocanarie.eu/lgbtiq-2/

Per avere una migliore comprensione dei numeri citati, facciamo il paragone con i nostri cugini spagnoli.

La Spagna è al 4 posto con il 74% dei diritti acquisiti. Ha raggiunto il 79% nell’uguaglianza e non discriminazione; l’86% per i diritti della famiglia; il 74% per il riconoscimento legale dell’identità di genere. Ha raggiunto il 55% di protezione contro crimini e discorsi alimentati da odio verso le persone LGBTQIA. E’ tra i paesi che hanno fatto più progressi: ha introdotto una legge che regola il riconoscimento legale del genere (LGR) basato sull’auto-determinazione; ha vietato le mutilazioni genitali sui minori intersessuali; ha proibito le pratiche di “conversione”; messo al bando la discriminazione basata sull’orientamento sessuale.

A queste buone pratiche spagnole, l’Italia risponde con azioni del governo Meloni, a dir poco discutibili. Nel 2023 una Risoluzione europea chiedeva la depenalizzazione universale dell’omosessualità, esprimendo preoccupazione per quei paesi i cui leader sostengono che le persone LGBTQIA “sono un’ideologia e non esseri umani”. E nel documento l’Italia viene accostata a Ungheria e Polonia. Da lì, per dichiarare più nettamente il suo dissenso, il governo italiano ha imposto l’obbligo ai comuni di interrompere le registrazioni anagrafiche dei figli di coppie omogenitoriali.

Ed ancora. Italia e Ungheria bloccano il provvedimento europeo che chiede a tutti gli Stati UE di riconoscere gli stessi diritti genitoriali concessi da un altro Paese membro a una determinata coppia, anche omosessuale. Provvedimento che mirava a superare l’impasse di alcuni Paesi. Ma il presidente Meloni risponde “Si alla famiglia naturale, no alla lobby LGBTQIA”.

Discriminazioni e odio si diffondono nello sport verso le atlete transgender. Eclatante il caso di Valentina Petrillo, record italiano sui 200 metri e doppio bronzo ai mondiali paralimpici, nel 2023. Dopo la vittoria, è stata sommersa da una valanga di odio e offese che l’ha costretta a rinunciare ai Mondiali in Polonia.

Valentina Petrillo ha dichiarato “temevano per la mia incolumità, per il clima aggressivo nei miei confronti. Ma contro l’odio e gli insulti correrò più forte”.

Forte e tenace, ha fatto immediato ricorso ad azioni legali.

Giocatrici Transgender escluse anche dai tornei femminili di scacchi. Ci si chiede quale possa essere il vantaggio fisico in questo caso. Onore alla Federazione tedesca e a quella francese che si sono dissociate da tale orientamento federativo.

A questo punto, vi starete chiedendo, dove è il passo avanti compiuto dall’Italia. Alcune menzioni.  

L’anno scorso la regione Sardegna ha stanziato fondi per sostenere i Centri contro le discriminazioni e il contrasto all’omofobia e per sostenere le vittime.  A Roma, stanziati fondi per sportelli LGBTQIA in tutti i municipi. Crescono le aziende LGBTQIA – friendly che si adoperano per sostenere l’inclusione con politiche antidiscriminatorie che prevedono: sanzioni per chi non le rispetta; donazioni per la promozione dell’inclusione; permessi per adozioni e assistenza sanitaria per i transgender; momenti di incontro tra lavoratori; chiusura di rapporti con le organizzazioni/aziende che discriminano apertamente la comunità LGBTQIA. E sostegno al Mese del Gay Pride.

Nel 2023 le aziende miglior alleate della comunità sono state Tim e Sanpaolo. TIM ha vinto, per la seconda volta consecutiva, il premio come miglior azienda.

Nel mese del Gay Pride, torneremo sull’argomento ancora, parleremo delle “Carte europee della diversità”. Credetemi, c’è del buono in fondo al tunnel! Ma non basta manifestare, bisogna concretizzare.

Ne riparleremo…

fonte immagine: getty images/matthias hangst