Ven. Mar 1st, 2024
denunciati 32 paesi europei

Denunciati 32 paesi europei alla corte dei diritti dell’uomo da sei ragazzi portoghesi per inerzia contro la crisi climatica.

Il 27 settembre, alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, si è tenuta la prima udienza del “caso Agostinho“, una causa intentata da sei ragazzi portoghesi contro i governi europei, per non aver affrontato la crisi climatica. A denunciare sono ragazzi dagli 11 ai 24 anni, mentre gli Stati accusati sono i 27 membri dell’Unione europea, oltre a Norvegia, Regno Unito, Svizzera, Russia e Turchia.

Secondo l’accusa, l’inazione dei Paesi nella lotta al cambiamento climatico ha provocato conseguenze dannose nella vita quotidiana dei cittadini. A questo aggiungono che l’inerzia dei governi sta minacciando il loro diritto a vivere in un “ambiente sano pulito e sostenibile”, diritto sancito da una Risoluzione ONU del luglio 2022.  E si spingono oltre evocando i fatti accaduti in Portogallo nel 2017: gli incendi estivi causarono più di 100 morti.  E’ allora che i sei decisero di agire rivolgendosi alla Corte europea dei diritti dell’uomo.

A favore dei giovani portoghesi si è espressa anche la commissaria dei Diritti umani del Consiglio d’Europa, Dunja Mijatovic: “Penso sia il momento giusto per passare dalle parole ai fatti. Ci sono molte Risoluzioni, Convenzioni, bellissime parole riportate su documenti vari, ma mancano i fatti”.

I 32 Paesi sono difesi da un Team di 86 avvocati che hanno impostato la difesa su mancanza di prove, incostituzionalità dell’azione e “speculazione sulla previsione dei rischi futuri”.

La crisi climatica è una crisi dei diritti dell’infanzia

Save the Children si è costituita come terza parte presentando un’istanza sulla vulnerabilità specifica dei bambini agli effetti dei cambiamenti climatici.

L’organizzazione internazionale ha sottolineato l’urgenza con cui bisogna agire per contrastare gli effetti negativi dei mutamenti del clima e il degrado ambientale che ne deriva: un mix esplosivo che sta minando il diritto alla sicurezza, alla salute, all’istruzione e a un futuro certo di milioni di bambini.

Un’indagine condotta da Save the Children, nelle zone maggiormente colpite dalla siccità, dimostra come la fame, la malnutrizione e la povertà trovino facile bersaglio nei bambini e nelle donne, molte delle quali si dichiarano “sopraffatte dalla disperazione”.

Anche il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti dei bambini ha sottolineato che la mancata azione dei governi, nell’affrontare seriamente il cambiamento climatico, può costituire una violazione dei diritti dell’infanzia.

Se la Corte darà ragione ai ragazzi, i Governi europei dovrebbero sottostare a decisioni giuridicamente vincolanti, che prevedono un’accelerazione dei piani di taglio delle emissioni di gas serra. Obiettivo primario dei ragazzi che non chiedono alcun risarcimento personale: “il tempo per salvaguardare il nostro futuro sta rapidamente scadendo. I governi europei hanno il dovere legale di intraprendere azioni molto più radicali e urgenti per ridurre le emissioni di gas serra”.

La sentenza è attesa per la prima metà del 2024.

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