attacco di hamas

L’attacco terroristico del gruppo di Hamas contro gli israeliani ha innescato una reazione altrettanto feroce contro i palestinesi

Sabato 7 ottobre la “tempesta di Al-Aqsa” colpisce all’improvviso Israele, nella notte, mentre la popolazione dorme e migliaia di ragazzi si divertono durante un rave.

Parte proprio da lì, tra i giovani che ballano, l’attacco del gruppo islamista palestinese Hamas. L’operazione terroristica è chiamata beffardamente “tempesta di Aqsa” col nome della moschea simbolo della natura musulmana contro gli usurpatori sionisti.

Un’azione di una violenza sconvolgente, che va al di là di ogni immaginazione o atto terroristico di cui abbiamo memoria, dopo l’olocausto. Un attacco durato più di 50 ore contro ebrei inermi colpiti e assassinati, casa per casa. 1300 morti, tra i quali moltissimi bambini uccisi e decapitati, 3300 feriti e circa 200 ostaggi, molti dei quali stranieri.

Migliaia di razzi da Gaza sono stati lanciati verso le regioni del centro e sud di Israele, umiliando il più grande sistema di sicurezza di uno Stato, quello israeliano.

La reazione di Israele…

La reazione di Israele “Spade di ferro” è immediata e altrettanto violenta. Inizia con un ultimatum di evacuazione alla popolazione palestinese della striscia di Gaza.

Gaza, altro non è che un territorio di soli 360 chilometri quadrati con una densità di popolazione tra le più alte al mondo, due milioni di abitanti. Ogni colpo può fare una strage.

Il giorno dopo quello che è stato definito “l’atto più feroce mai visto dall’Olocausto”, l’esercito israeliano avverte i palestinesi di lasciare immediatamente le loro case che da lì a poco sarebbero state distrutte dalla vendetta di Netanyahu, primo ministro di Israele. 

Evacuare: ma dove? E come? Ad orrore si aggiunge orrore.

L’ONU ha definito l’evacuazione “impossibile”, mentre il Norweagian Refugee Council ha equiparato l’ordine di Israele a “un crimine di guerra di trasferimento forzato”.

Molti palestinesi non vogliono subire l’ennesimo esodo e negli ospedali ci sono persone impossibilitate ad essere trasferite. Senza considerare che l’Egitto, al sud di Gaza, non accetta tanti rifugiati e il valico di frontiera è stato reso non funzionale dagli attacchi aerei di Israele.

Di fatto: milioni di civili palestinesi in trappola! Senza tenere conto che la stragrande maggioranza di essi non ha nulla a che fare con Hamas.

Nel frattempo, tutti i servizi di luce acqua e gas a Gaza sono stati tagliati, contro il rispetto di ogni diritto umanitario internazionale.

L’imperativo di Netanyahu è liberare i 200 ostaggi e sradicare Hamas e il suo gruppo islamista terroristico che riceve appoggi dall’Iran, dal Qatar, dalla Siria.

Gli attacchi non si arrestano…

Da giorni, decine di aerei israeliani continuano a colpire il nord di Gaza mentre truppe e carri armati si sono ammassati al confine pronti ad attaccare. L’offensiva di terra su larga scala inizierà solo quando la popolazione sarà completamente evacuata. Almeno queste sono le rassicurazioni che arrivano da Israele.

Si contano più di 2700 morti e oltre 7000 feriti tra i palestinesi, solo ieri i bombardamenti hanno causato 300 morti in quella che è stata la giornata più letale.

E’ in atto un massacro. Si vuole cancellare una barbarie subita con un’altra barbarie! Il 40% della popolazione di Gaza ha meno di 14 anni. Significa un milione di bambini da sacrificare per una guerra che si trascina dal 1948! 

Intanto sono iniziati, ma mai finiti in verità, gli attentati agli ebrei in molte parti del mondo, iniziando da Germania e Francia. Uccidere una persona solo perché ebrea ci riporta alla memoria la storia atroce della Shoah. Cosi come parlare dell’ennesimo esodo per i palestinesi di Gaza è un attacco alla vita e all’identità di un popolo.

Si sta consumando, sotto i nostri occhi, l’ennesima crisi umanitaria. Tutti temiamo l’orrore di una lunga guerra senza confine e senza controllo.

La paura è di un allargamento del conflitto in tutto il Medio Oriente: dal Libano alla Siria, all’Egitto, al Qatar, all’Iran che sostengono con mezzi e armi il gruppo di Hamas. L’Iran minaccia di intervenire se Israele non ferma le truppe, mentre gli Stati Uniti rispondono agli Ayatollah con uno “state attenti”.

Le associazioni umanitarie hanno iniziato le operazioni di aiuto alle popolazioni. Si piangono morti da una parte e dell’altra, molte famiglie non sanno più che fine hanno fatto i rapiti da Hamas, tanti dei quali sono ragazzi stranieri che volevano sono ballare.

E davanti a tanto orrore, nei nostri cuori c’è la speranza, sempre più remota, di poter dire un giorno: Shalom Israele, Shalom Palestina!

Rosanna Ruscito