8 marzo

Il nostro 8 marzo: ‘Giornata internazionale della donna’.

Diverse sono le interpretazioni sull’origine della giornata internazionale della donna, del fatidico 8 marzo.

Celebrata in tutto il mondo. Istituita negli Stati Uniti nel 1908, per rivendicare il diritto al voto delle donne, fu associata per diversi anni ad una giornata di proteste in una fabbrica tessile di New York in cui, a causa di un incendio, persero la vita moltissime lavoratrici, e rami di mimose, presi dagli alberi circostanti la fabbrica, furono deposti in onore delle vittime.

Potrebbe essere questa solo una triste e simbolica storia, fatto sta che la cosa più certa è che l’8 marzo.

Sin dai primi del novecento, è dedicato alla rivendicazione -ma non solo- dei diritti politici e sociali delle donne, dal diritto al voto, allo studio, a far parte attiva della società, con il lavoro e l’autodeterminazione.

Il diritto alla libertà, in poche parole.

Dagli States all’Inghilterra, con il movimento delle coraggiose suffragette che rivendicavano il loro diritto al voto.

Dalla Russia, dove durante la Rivoluzione del 1917, l’8 marzo le operaie scesero in piazza a fianco dei loro compagni contro lo Zar.

Dalle parlamentari finlandesi, fino alle socialiste italiane che aderirono alla giornata internazionale della donna nel 1946, come riconoscimento a tutte le donne che avevano combattuto per un’Italia libera.

Come si evince dai fatti storici: una giornata commemorativa e di rivendicazione.

A sostegno delle donne iraniane, afghane, sudanesi, ucraine, dello Yemen, quindi.

Quest’anno nei Paesi democratici di tutto il mondo, l’8 marzo è stato dedicato, con più forza che mai, alle donne coinvolte nei conflitti, che manifestano e lottano per la pace, la democrazia e la libertà.

Noi donne libere emancipate e attiviste, non vogliamo né possiamo ignorare ciò che sta accadendo in Iran dove – dopo l’omicidio di una ragazza di 22 anni, per mano della polizia morale di Teheran perché non indossava “in modo appropriato” il chador, simbolo di subordinazione al potere maschile e pseudo -religioso- le giovani generazioni di donne e uomini stanno manifestando e sfidando il
regime a costo della propria vita.

In quell’Iran degli Ayatollah dove una ragazza può studiare ma se viene uccisa da un uomo, la sua famiglia deve risarcire quella dell’assassino perché, se incarcerato, viene meno il sostegno economico. Come voltare la faccia dall’altra parte sapendo ciò che sta accadendo alle donne afghane, vittime del regime talebano che le obbliga a vivere sotto un burqua, le priva della libertà di studiare e lavorare, che possono uscire solo se accompagnate da un uomo di famiglia.

Non dimentichiamo il presente…

Sconvolgenti le notizie degli ultimi giorni che ci riportano l’avvelenamento di centinaia di bambine intossicate fino alla morte, con un gas tossico, durante le ore di lezione.
Ultimo avvertimento verso chi lotta ancora per il diritto allo studio. Diritti umani cancellati e sempre più a rischio e sotto attacco come in Sudan, nello Yemen ma anche nei nostri paesi occidentali con l’abolizione dell’aborto in Polonia, in Cecoslovacchia, in molti stati degli USA.

Dopo decenni “i diritti delle donne stanno scomparendo sotto i nostri occhi”, come avverte il segretario
delle Nazioni Unite, Antonio Guterres.

Dopo anni le donne lottano ancora per avere pari dignità, pari opportunità di lavoro, di carriera e di pari retribuzione. Lottano ancora contro i femminicidi e il fenomeno della violenza e delle molestie, a casa e nei luoghi di lavoro.

Si chiama gender gap che sta per differenza di genere, ma che puoi anche leggere “sei solo una donna”.

E questo non è un mito con la fragranza della positività. Per la maggior parte delle donne la mimosa è solo simbolo di lotta.

I suoi tanti capolini gialli richiamano alla mente i tanti giorni, forse 365 l’anno, che le donne passano a manifestare coraggio e perseveranza nel perseguire obiettivi tanto chiari quanto difficili da raggiungere.

Ed è a questo “perché” che bisognerebbe trovare una risposta sincera che non sappia di mito!

A fronte di ciò viene alla mente una frase di Frida Kahlo da dedicare a tutte le donne del mondo:

“non come chi vince sempre, ma come chi non si arrende mai”!